Lutto
Festino con giallo: chiesti nove anni
Alla sbarra due giovani che sono accusati di violenza sessuale
PONTEDERA. «Dagli sms che gli imputati si sono scambiati emerge che c’è stata una vera programmazione della serata a cominciare dalla scelta della vittima».
È convinto della piena responsabilità dei due imputati il pubblico ministero Aldo Mantovani, che ieri al termine di una lunga requisitoria ha chiesto la condanna a 9 anni di reclusione per entrambi gli imputati: Mattia Rizza ed Edoardo Nieri, ventenni di Pontedera, che rispondono di violenza sessuale di gruppo, aggravata dalla cessione di sostanze stupefacenti.
Il pm, nel ricostruire la vicenda avvenuta due estati fa, ha sostenuto che la ragazza era stata indotta ad avere rapporti sessuali con entrambi grazie all’uso del Ghb che era presente nelle bottigliette di Schweppes, poi sequestrate dalla polizia nella villa di Santa Maria a Monte, dove si è svolto il festino.
Questo spiega, secondo l’accusa, perché la giovane poi si era sentita male, aveva vomitato e aveva avuto una forte amnesia che le impediva di ricordare cosa era successo.
Era stata l’amica, ritenuta testimone più che attendibile, a raccontare alla vittima che lei la sera prima aveva “esagerato”, aveva fatto sesso con Mattia ed Edoardo. Solo nelle ore successive, con l’intervento della madre della vittima, quest’ultima si era decisa a rivolgersi all’ospedale dove era emersa la possibilità che l’avessero drogata con il Ghb, una sostanza che non solo elimina ogni freno sessuale, ma ha anche effetti sulla memoria, nel senso che cancella i ricordi.
«La tesi della difesa che il Ghb è presente nelle bottigliette di Schweppes in commercio è infondata, scientificamente non plausibile», ha aggiunto Mantovani.
La parte civile, rappresentata dall’avvocato Antonio Cariello, ha speso parole pesanti per censurare il comportamento degli imputati. Per tutto il processo - non ha potuto fare a meno di evidenziare - la «mia cliente si è trovata in una “sgradevole condizione”, solo perché ha chiesto giustizia del suo corpo e dei suoi sentimenti». Di udienza in udienza è emerso quel pregiudizio, ha osservato il legale, che ancora c’è nei confronti della vittima di una violenza sessuale. «Ho delle riserve quando si tenta di fare passare la vittima per una che ne approfitta per denaro», ha aggiunto. E così è tornato alla versione fornita da una testimone della difesa, una parrucchiera: il suo racconto «è stato incongruente».
La giovane, che la parte civile ritiene inattendibile, aveva riferito in tribunale - davanti al primo collegio penale - di avere sentito la vittima e la testimone parlare di soldi e dell’intenzione di aprire un negozio. «Quel colloquio, il giorno dopo il fatto, non c’è stato in quanto la vittima aveva ben altri pensieri, era impegnata tra ospedale e polizia e non era andata a casa della testimone».
Forte anche la polemica portata avanti dall’avvocato Cariello per come sono stati utilizzati i consulenti della difesa, rispetto alla presenza o meno del Ghb nella nota bibita e in quelle a fermentazione. «Hanno fornito un esempio di come non si deve fare una consulenza di parte», ha aggiunto contestando agli imputati i contenuti delle conversazioni che si sono scambiati su chat. «Usano la frase due contro uno», ha detto l’avvocato, si vantano con gli amici del sesso a tre che definiscono lavoro. La frase “Le abbiamo fatto bere una Vodka intera” poi apre la strada, secondo la parte civile, ad altre considerazioni di rilievo.
«Sapevano che aveva bevuto e durante il rapporto sessuale il suo libero agire era inesistente e questa è violenza sessuale», ha concluso il legale dopo essersi rivolto ai due imputati come “prodi guerrieri del sesso”, con evidente connotazione negativa. Anche la frase, sempre su chat, “passa da Altopascio a prendere l’acqua da bere”, secondo l’accusa e la parte civile, costituisce un preciso riferimento al Ghb. Le indagini però non sono riuscite a trovare alcune prova rispetto alla provenienza di questa sostanza incolore e inodore.
La parte civile ha chiesto che gli imputati siano riconosciuti colpevoli e condannati a pagare il risarcimento del danno da stabilire in sede civile con una provvisionale immediatamente esecutiva di 80mila euro, oltre al pagamento delle spese processuali.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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