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Piano anti movida «Spostarla dal centro si può, proviamoci»

Piano anti movida «Spostarla dal centro si può, proviamoci»

Il sindaco: 5 mosse contro gli eccessi e un tavolo con Firenze Poi affondo al governo: «Le città universitarie lasciate sole»

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PISA. A volte cadono le braccia, come quando l’oltraggio dello sballo è uno sfregio all’arte. «A volte c’è di che essere scoraggiati», dice Marco Filippeschi pensando al tappeto quotidiano di rifiuti e liquami lasciati dalla movida ma soprattutto a quella distesa di bottiglie e cartacce lasciate qualche sera fa dai vichinghi del divertimento notturno su uno dei gioielli di Kan Yasuda, l’artista giapponese che da giorni espone in una personale a cielo aperto nei luoghi simbolici di Pisa. «Ma non ci vogliamo arrendere», continua il sindaco. Per questo Filippeschi ha deciso di dichiarare guerra alla mala movida (alla “mala”, attenzione, non a tutta), al «caos notturno», agli eccessi, al tum tum molesto alimentato dai venditori abusivi di alcol, dagli spacciatori, ma pure dagli atteggiamenti troppo sbracati di alcuni universitari, e farlo chiedendo aiuto alle città cugine.

Il sindaco, in accordo con il prefetto Attilio Visconti, ha chiesto un vertice con Firenze e Siena, le due città d’arte, turistiche e universitarie tenute sotto scacco dalla movida. «Al prefetto fiorentino Alessio Giuffrida - dice - è stato proposto di convocare un tavolo permanente, per varare provvedimenti su diversi versanti». O uniti o sconfitti, è il senso, perché «le città che vivono il fenomeno della mala movida sono state lasciate sole dai governi nazionali e dal parlamento», attacca il sindaco. Ed soprattutto sul sindaco Dario Nardella che sembra voler agire per dare la sveglia all’esecutivo di Renzi. Ma anche ottenere la sponda del senese Bruno Valentini potrebbe aiutare: la città di Mps da qualche tempo è minata dagli stessi problemi. E Filippeschi avrebbe già un piano in 5 mosse da mettere sul tavolo permanente, al quale però dovrebbero sedere «anche le università e la Regione».

Uno dei punti, per la prima volta, prevede anche di “delocalizzare” la movida fuori dal centro. «È forse semplicistico pensare che abitudini radicate si superino dando qualche alternativa, luoghi diversi, più decentrati, ma dobbiamo provarci - dice il sindaco - E ogni istituzione deve metterci impegno, patrimonio e risorse. I Comuni, da soli, possono fare poco». È quasi un rimbrotto. E sembra diretto alle università. Il popolo della movida è quello degli universitari - è il ragionamento - dunque gli atenei non possono fare spallucce.

Ma quali sono le altre quattro mosse? La prima è ormai un “tormentone” politico per il sindaco: fare «pressing sul governo per colmare le carenze di organico delle forze dell’ordine»; poi, una nuova legge sulla sicurezza urbana, che dia maggiori poteri ai sindaci e ai Comuni sui controlli e in particolare la possibilità di introdurre «regole e sanzioni più dure contro i venditori abusivi di alcol», i veri benzinai della movida molesta. Un altro fronte caldo su cui far leva - sottolinea il sindaco - è quello dell’igiene urbana». Quindi serve «una migliore gestione dei luoghi» e «un potenziamento della video sorveglianza dove è necessario».

E questa è anche un’apertura alle richieste dei cittadini. Da anni Mezzogiorno annega nel «degrado» - ha sempre denuncia il comitato - a causa di buio e assenza di occhi elettronici. Come lo è il richiamo alla condivisione delle scelte. «Di certo dobbiamo affrontare il lato culturale e sociale - dice il sindaco - facendo percorsi di partecipazione e d'interlocuzione, coinvolgendo i cittadini dei quartieri interessati e le circoscrizioni, cercando un dialogo, con personale esperto come a Pisa abbiamo cercato di fare con lo spazio di piazza Sant'Omobono. Anche se è poi difficile creare alternative con eventi permanenti o ripetuti perché costano e hanno gravosi oneri organizzativi. Noi non ci tiriamo indietro - conclude - ma chiediamo un sostegno alla Regione e alle università».

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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