Il Tirreno

Pisa

Intramoenia, giro d’affari da 21,9 milioni

Ma nelle casse del pubblico restano solo le briciole. A Pisa un paziente su 5 prenota un appuntamento in libera professione

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PISA. Oltre alle inchieste e ai piccoli grandi scandali italiani e toscani scoppiati negli ultimi anni sugli interventi chirurgici finiti in sala operatoria col turbo, sulle liste di attesa che improvvisamente si accorciano per i pazienti disposti a pagare, ci sono due cifre che chiariscono bene perché Enrico Rossi non digerisca l’intramoenia e la consideri per i medici del pubblico quasi un’aberrazione, un bug del sistema sanitario nazionale. Sono 12 e 16 milioni.

La prima racchiude i ricavi messi a bilancio l’anno scorso dall’Azienda ospedaliera e universitaria pisana per le entrate da ticket; la seconda, la cifra finita nelle tasche dei camici bianchi del policlinico per la libera professione intramoenia, l’attività privata. Con un paradosso. La spesa sostenuta dai cittadini per esami, visite e interventi chirurgici in questo settore è stata di 21,9 milioni, mentre la somma entrata nelle casse di Cisanello - che appunto ha dovuto anche farsi carico dei costi per organizzarla l’attività intramuraria - è di 21,4 milioni. Morale: sale operatorie, infermieri, strumenti e intelligenze mobilitati per un saldo netto di 590 mila euro.

Certo, le entrate complessive del policlinico ammontano a 525 milioni, ma la gran parte è rappresentata dai trasferimenti regionali e statali. Anche a non volerne fare una questione ideologica, il nodo è capire se il gioco valga la candela? Finché è in vigore la legge Balduzzi, e addirittura la riforma Bindi - la ministra che introdusse la distinzione fra “intra” e “extra” moenia - non c’è alternativa, è la posizione dei “neutri” sull’argomento. Ma c’è anche chi la ritiene una garanzia di libertà di scelta nell’accesso alla cure. “Pago dunque decido da chi farmi operare”. Proprio il ragionamento che negli ultimi anni ha fatto ribollire il sangue a Rossi e a Valtere Giovannini, ex direttore del dipartimento regionale della Sanità che prima dell’incarico all’assessorato guidò l’ospedale di Careggi. È stato lui il tecnico delle linee guida regionali, il testo che recepiva e applicava alla Toscana la legge Balduzzi. Rigido, anzi rigidissimo, mugugnano ancora molti medici. Perché? Perché esclude dal primariato chi fa extramoenia e prevede liste d’attesa uniche. Pagare non può né deve significare sorpassare, è il senso. È ingiusto che i ricchi trovino scorciatoie e i poveri attendano mesi.

Eppure, un appuntamento in libera professione è spesso il canale privilegiato per avere la garanzia di farsi operare dal medico di fiducia. A Cisanello (ma è un dato che varia di pochi decimali da policlinico a policlinico) così una visita su cinque è privata, il 21,4%. A Pisa sono le visite e gli esami specialistici a fare la parte del leone in intramoenia. Molto meno “pesante” per le casse di Cisanello il valore dell’attività privata legata agli interventi chirurgici. Nel 2015 sono stati infatti 94.151 gli esami e le visite privati sui 438 mila totali svolti in ospedale, mentre sono stati appena 684 i ricoveri per operazioni o terapie in intramoenia rispetto ai 62.749 svolti in regime cosiddetto “istituzionale”.

Non è un caso, dunque, che la libera professione sia diventata di nuovo un pomo della discordia politica, e che Rossi si ritrovi di fronte come suoi più acerrimi avversari proprio i compagni di partito. Loro, le truppe renziane che gli si sono opposte - dall'assessore regionale alla salute Stefania Saccardi al deputato Federico Gelli - ritengono l'intramoenia un pezzo fondamentale del sistema sanitario, un ingranaggio senza il quale la sanità toscana rischierebbe addirittura di andare in crisi. Lui, il dem di sinistra appena sbarcato in libreria con Rivoluzione socialista che si candida a scalzare Matteo Renzi dal Nazareno, l'ha sempre considerata una sorta di cortocircuito legislativo contra populum.

(m.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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