Condanne da tre a otto anni per una bancarotta milionaria
L'inchiesta nata dopo il fallimento di un'azienda che commercializzava pesce
PISA. Una bancarotta da oltre un milione di euro che si è tradotta in quattro condanne. È arrivato a sentenza ieri mattina un processo che nasce dal fallimento di una società per la commercializzazione del pesce con sede legale a Pisa. Il crac certificato dal Tribunale fallimentare risale al 2006 e l'apertura del fascicolo per bancarotta fraudolenta in concorso portata la data del 2008.
La Procura, acquisiti i documenti contabili della ditta, aveva contestato agli amministratori, di fatto e reali, che si era succeduti nella gestione dell'attività una serie di comportamenti che avevano danneggiato i creditori. Ieri mattina, pm Paola Rizzo, la sentenza del secondo collegio del Tribunale (Presidente Salutini, a latere D'Auria e Giovannelli): 8 anni per Aldo Gaudino, 50 anni; 4 anni per Francesco Lauro, 38 anni; 3 anni per Domenico Gallo, 61 anni, di Roma; 4 anni per Rosa Gaudino, 30 anni, figlia di Aldo. Da quello che è stato possibile ricostruire nel corso delle udienze i Gaudino e Lauro, originari della Campania e provenienti dalla provincia di Ascoli Piceno, avevano deciso di aprire una società di prodotti ittici a Pisa. Per qualche anno le cose sono andate avanti con regolarità. Poi sono iniziati i problemi, soprattutto con il saldo a erario e fornitori. Una crisi progressiva e irreversibile arrivata al capolinea con il fallimento del 2006. I guai giudiziari partono con l'inchiesta del 2008 che si è trascinata per otto anni prima di arrivare al verdetto che per i giudici di primo grado è stato di colpevolezza. Per l'accusa il dominus dell'azienda era Aldo Gaudino, amministratore di fatto della ditta fallita, la cui legale rappresentante era la figlia Rosa. Il diverso peso nell'entità della condanna riflette le responsabilità reali nelle decisioni adottate ai danni dei creditori, stando a quanto contestato dalla Procura e riconosciuto dal Tribunale. Lauro aveva fatto parte dell'assetto societario per alcuni mesi, mentre Gallo all'epoca dei fatti era un commerciante di pesce della capitale in affari con Gaudino. Una particolarità del processo è che gli imputati sono stati giudicati in contumacia e, a parte un contatto iniziale, di loro hanno perso le tracce anche gli avvocati difensori.
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