Il Tirreno

Pisa

Tribunale, in vigore il “codice” estetico dell’abbigliamento

di Pietro Barghigiani
Tribunale, in vigore il “codice” estetico dell’abbigliamento

Stop a infradito, bermuda e canottiere per chi entra nelle aule. Dall’anno scorso una quarantina le persone rimandate a casa

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PISA. Applicazione della legge nelle aule, rispetto del decoro per chi le deve frequentare.

È stata confermata anche per l’estate 2016 la circolare firmata dal presidente del Tribunale, Salvatore Laganà sul dress code da seguire per chi è chiamato a entrare nel palazzo di Giustizia.

Un codice estetico, compatibile con la canicola da ko di questi giorni, rivolto in particolare a imputati, testimoni o chi, nel civile, partecipa a udienze per separazioni e sfratti.

Dal luglio 2015 sono state almeno una quarantina le persone dall’abbigliamento “inadeguato” invitate a ripresentarsi con indumenti più consoni.

Sempre meno, comunque, interpretano il Tribunale come la spiaggia di Tirrenia.

«L’obbligo è stato rinnovato anche per quest’anno – spiega il presidente del Tribunale, Laganà –. Devo dire che rispetto all’anno scorso c’è una maggiore sensibilità riguardo alla cura dell’abbigliamento. Di sicuro anche gli avvocati hanno fatto opera di informazione verso i loro i clienti. Mi è capitato, durante un divorzio, di dover attendere una delle parti. Il legale mi ha spiegato che il cliente era dovuto tornare a casa a cambiarsi perché, dopo averlo visto, gli aveva detto che non era il caso di presentarsi davanti al giudice in quelle condizioni».

Pantaloncini o gonne inguinali e canottiere per le donne, bermuda e infradito per gli uomini. Il semaforo rosso per chi varca la soglia del Tribunale scatta con l’occhio selettivo degli addetti alla vigilanza.

«Guardi, mi dispiace, ma lei vestito così non può entrare» è l’approccio educato e fermo degli operatori all’ingresso incappano in un tipo o tipa da spiaggia.

Il Tribunale come un luogo, anche di sofferenza, dove si pretende il rispetto di una sacralità laica che non sempre viene colta e rispettata da chi non distingue il bar sotto casa e un ambiente con i suoi riti e le sue liturgie.

Due manifesti affissi sulle colonne all'esterno delle porte scorrevoli dettano e diffondono le regole.

«Rilevato che è pervenuta da parte di magistrati di questo ufficio segnalazione della presenza all'udienza penale, in qualità di imputati o di testimoni di persone che indossavano un abbigliamento non adeguato alle aule di Giustizia - si legge nell'avviso - come pantaloncini corti o bermuda; ciabatte, canottiere, così come segnalazioni analoghe sono pervenute in ordine alla presenza di parti non decorosamente vestite alle udienze civili, come è stato, peraltro, constatato direttamente da questo presidente. Ritenuto che, al fine di salvaguardare il decoro degli uffici giudiziari e il dovuto rispetto della funzione all'interno degli stessi svolta, va posto il divieto di introdursi all'interno del palazzo di giustizia a persone che non indossino indumenti adeguati a tale decoro (almeno pantaloni lunghi e camicia o polo), disponendo che le guardie giurate addette alla vigilanza provvedano a far rispettare tale divieto».

L'alta temperatura riduce la superficie del corpo da coprire, ma la calura non può essere il pretesto per scambiare il Tribunale come un lido con ombrellone e sdraio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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