Sicurezza
La start up che “brucia” senza inquinare
L’idea è nata da due studenti dell’università di Pisa: gli esperimenti fatti con i fornelli da campo
PISA. L'idea è nata nell'inverno 2011, quando due studenti fuorisede sardi a Pisa, per risparmiare sulla bolletta del gas, si misero a studiare una soluzione più economica per produrre calore e riscaldare la loro casa. Oggi quell'idea si è trasformata in impresa, con più precisione nella start up Enki Stove con sede a Livorno, che progetta, produce e vende "bruciatori pirolitici", sistemi basati su un'innovativa tecnologia che consente di ottenere energia e calore dalle comuni biomasse (pellet, legna, ramoscelli, pigne) riducendo al minimo la produzione di gas nocivi, inquinanti o responsabili dell'effetto serra. Grazie a due campagne di crowdfunding, sono già arrivate sul mercato due linee di prodotto, Enki Stove Uno e Wild, la prima composta da tre sistemi di cottura e riscaldamento per esterni, l'altra da due modelli di fornello da campo a biomassa.
«La tecnologia alla base di tutti i prodotti Enki Stove è protetta da due brevetti ed è l'ottimizzazione di un processo già esistente, chiamato "pirolisi aperta" - spiega Ivan Mura, product designer e studente di Ingegneria aerospaziale all'Università di Pisa che per primo ha avuto l'intuizione - Sono venuto a conoscenza di questo processo e, dopo mesi di prove ed esperimenti, con la consulenza tecnica dell'amico Davide Nughes (tecnico elettronico e oggi responsabile IT di Enki Stove), sono arrivato alla costruzione di un dispositivo che soddisfaceva le mie esigenze: una fonte di calore efficiente, stabile, a basso costo, semplice da gestire e che non producesse fumi nocivi durante l'intero processo». Ivan e Davide hanno coinvolto nel progetto altri amici, membri del team Enki Stove: Gianluca Ricciardi, responsabile marketing, Andrea Moretti, responsabile public relationse Simone Pisci, graphic designer.
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