Sicurezza
Catene ai campi sportivi Il comitato: le spezzeremo
La Provincia ha ordinato la chiusura per motivi di pubblica sicurezza
PISA. Dieci catene e altrettanti catenacci per tenere stretti quei due cancelli riaperti nel maggio 2012 dopo anni di abbandono. Un cartello, sormontato dal simbolo della Provincia di Pisa, per avvisare della chiusura della «struttura per ragioni di sicurezza, in quanto all’interno sono presenti pericoli che possono recare danni all’incolumità delle persone». Ma anche per annunciare che l’ente «provvederà a breve a definire le procedure per la gestione dell’impianto sportivo». È una sorta di déjà vu quello vissuto ieri mattina dai campi sportivi della Fontina, a metà tra il territorio comunale di Pisa e quello di San Giuliano. I suoi accessi, da via Carducci e via di Pratale, sono stati chiusi.
La chiusura. Un blitz, eseguito probabilmente nella notte, per dare seguito all’atto di «immediata e temporanea chiusura dell’intero complesso» disposto dalla Provincia per «motivi di sicurezza» che rischia di innescare un ulteriore braccio di ferro con la “Nuova Periferia Polivalente”, il progetto di recupero e riutilizzo degli spazi, sportivi e non, portato avanti da un variegato gruppo di residenti, comitati civici e dall’allora movimento Occupy Pisa, che nel maggio 2012, al termine di una manifestazione contro Equitalia, riaprì i cancelli di quell’ampio spazio abbandonato da oltre sei anni. Lo stesso si dicono pronti a fare adesso per spezzare quelle catene (gli impianti sono comunque facilmente accessibili dai numerosi buchi nella recinzione che cinge i campi) che rischiano di allungare ancora lo stato di abbandono, «bloccando - dicono gli ex militanti di Occupy Pisa - quel progetto di restituzione alla città» dell’ampia distesa di impianti, composta da due campetti di calcio, uno di tennis, uno di basket e dal grande campo da calcio con annessa pista di atletica e tribunetta.
Il recupero. Il loro riferimento è a quel percorso, autogestito e autofinanziato, dal quale è nato un centro sportivo polivalente (con il recupero, per quanto possibile, delle strutture) e di aggregazione, soprattutto con la ristrutturazione del “casottino” che negli anni era diventato un rifugio per senzatetto, ma anche per malintenzionati. Oggi ospita invece una palestra, un piccolo centro ristoro e spazi di socialità. «Un luogo che è diventato l’antitesi dell’abbandono - dicono gli ex Occupy -. Quando quattro anni fa siamo entrati in questo posto ci siamo trovati di fronte ad uno scenario avvilente: una distesa di erba incolta e di rifiuti, ferri arrugginiti e materiale da cantiere abbandonati; il casottino degli spogliatoi pieno di escrementi, residui di cibo ammuffiti, cadaveri di animali, vestiti e spazzatura bruciata: una situazione igienica ad alto rischio di epidemie per l’intero quartiere». Una bomba sanitaria, la definirono, al punto che si rese necessario l’intervento di una ditta specializzata in bonifiche ambientali per sanificare la struttura. «Uno spazio per la disperazione umana - proseguono - che, in un mese e mezzo, con il contributo dei tanti che si sono organizzati ed hanno offerto migliaia di ore di lavoro volontario, è stato completamente ripulito e restituito alla città e dal quale è nata la Nuova Periferia Polivalente. Un luogo che dopo quattro anni continua a vivere dell’autorganizzazione dei tanti (studenti, bambini, famiglie e residenti) che ogni giorno lo attraversano per praticare sport, portare a passeggio il cane o semplicemente per scambiare due chiacchiere. Uno spazio che vede tuttora attivi campi sportivi ad uso gratuito, una palestra popolare, un corso di kick boxe, eventi ludici e musicali che dureranno tutta l’estate».
Obiettivo riapertura. Questa sera è previsto l’inizio del cineforum estivo, con una serie di proiezione a tema sportivo. Il «programma verrà regolarmente rispettato», sottolineano comitati di residenti e frequentatori dello spazio, che invece non si dicono pronti a «rispettare, né ad accettare» la chiusura. «Sappiamo bene - proseguono - che la temporanea chiusura dello spazio si tradurrebbe in un nuovo abbandono o nel tentativo dell’ennesima speculazione privata. Per rispetto dei residenti, dei tanti che praticano sport, dei bambini che affollano ogni giorno i campi e per rispetto del faticoso e costoso lavoro di ripristino, non possiamo rispettare l’ordinanza di chiusura». Ciò che invece rivendicano è un incontro con la Provincia. «Nel 2012 - sottolineano alcuni residenti appartenenti al comitato della Fontina ed a quello di via di Pratale - abbiamo sostenuto l’iniziativa di Occupy Pisa perché, dopo tanti anni di degrado, quella era una chance di recupero dell’area, con un progetto dal basso che è riuscito a creare qualcosa di importante. Oggi stupisce l’unilateralità dell’atto della Provincia, che non ha nemmeno avvertito i comitati dell’imminente chiusura, che invece di appoggiare e sostenere con minimi contributi questa esperienza, cerca di chiuderla restituendo al degrado una grossa fetta del quartiere». La chiusura dei campi è immediatamente sbarcata in consiglio comunale con una mozione urgente presentata da Una città in comune-Prc. «Questa azione è come i ladri che vengono di notte - accusa Ciccio Auletta, capogruppo della forza di opposizione -, che tra l’altro arriva nell’anno di Pisa città europea dello sport che dovrebbe valorizzare lo sport popolare e invece lo penalizza».
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