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Ericsson, scatta l’impegno della Regione

Ericsson, scatta l’impegno della Regione

PISA. Dopo la mobilitazione dei lavoratori, arriva quella delle istituzioni. La Regione Toscana ha approvato ieri tre mozioni, presentate da Pd, M5S e Sì-Toscana a sinistra, di sostegno e vicinanza...

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PISA. Dopo la mobilitazione dei lavoratori, arriva quella delle istituzioni. La Regione Toscana ha approvato ieri tre mozioni, presentate da Pd, M5S e Sì-Toscana a sinistra, di sostegno e vicinanza ai lavoratori pisani della Ericsson - la multinazionale svedese della telefonia e delle tecnologie della comunicazione che ha aperto una procedura di mobilità per nove dipendenti del laboratorio pisano prevedendo il trasferimento di altri 25 a Genova - e per chiedere alla giunta regionale di impegnarsi per salvaguardare i posti di lavoro e per mantenere la sede di Pisa, anche a seguito dei finanziamenti (oltre 10 milioni di euro) che la multinazionale ha ricevuto negli anni dalla Regione. «La decisione dell'azienda di ridurre gli organici ci pare affrettata e semplicistica - commentano Antonio Mazzeo, Alessandra Nardini e Andrea Pieroni, consiglieri regionali del Pd - che viene presa rinunciando a forme di ammortizzatori sociali come i contratti di solidarietà. La scelta della multinazionale deve essere rivista, considerato anche che in questi anni la proprietà ha beneficiato attraverso i fondi europei di cospicui finanziamenti regionali. Chiediamo alla Regione di farsi promotrice di un tavolo a livello regionale con tutti i soggetti coinvolti e di attivarsi anche a livello nazionale». «La Ericsson - aggiunge Irene Galletti, consigliere regionale del M5S - ha ricevuto oltre 7 milioni di euro di finanziamenti pubblici con il progetto Arno 3 e riteniamo ingiustificata la scelta aziendale di procedere con i tagli sul personale al solo scopo di adottare un diverso modello organizzativo. L'azienda verrebbe così meno al suo impegno di sviluppare la propria sede pisana, centro di eccellenza tecnologico. Riteniamo che se un'impresa prende ingenti denari pubblici per la propria attività, essa non possa dopo poco decidere di licenziare o di trasferirsi all'estero».

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