Il Tirreno

Pisa

«Chiedo scusa» e si lancia dal terrazzo

Un biglietto trovato in casa chiarisce il malessere all’origine del decesso di un ricercatore di 29 anni

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PISA. Un biglietto di scuse chiude il giallo e lascia aperto l’interrogativo dalla cui risposta parte l’innesco della tragedia. Più che per i modi, familiari e inquirenti si arrovellano per capire per quale motivo un brillante ricercatore, uscito dalla Scuola Superiore Normale, con studi all’estero, abbia deciso di togliersi la vita a 29 anni.

È la domanda che dalle 9,30 di ieri mattina martella come un maglio nelle menti della moglie e dei familiari dell’assegnista di ricerca, originario della Campania.

«Negli ultimi lo vedevo un po’ giù, avevo notato un certo malessere, ma non al punto di arrivare al suicidio» ha raccontato la donna agli investigatori della polizia. In casa della coppia, sposata da poco, gli inquirenti hanno trovato un biglietto con il quale il 29enne chiede scusa per il suo gesto, ma non ne chiarisce le ragioni. Di qui il tormento per un segnale sottovalutato o un disagio non colto che, con il senno di poi, avrebbero potuto rappresentare un Sos utile a correggere un destino che il giovane si era scritto nella solitudine blindata di chi ha deciso di farla finita.

La cronaca di quello che è stato un giallo durato poche ore inizia alle 9,30 con il ritrovamento del corpo nel cortile dell’ex dipartimento di chimica in via Risorgimento. Sono alcuni operai che stanno tagliando l’erba a scorgere quella sagoma riversa sull’asfalto. Si avvicinano con pochi passi. Il corpo è immobile e più che dare l’allarme gli operai altro non possono fare. Dalla centrale del 118 viene inviata un’ambulanza, ma non serve a niente. Arrivano dalla questura le volanti del pronto intervento con il capo della squadra mobile, Rita Sverdigliozzi e il medico legale, Marco Di Paolo. Sul posto anche il sostituto procuratore di turno, Flavia Alemi. Una ricognizione sommaria esclude segni di violenza sul corpo che non siano quelli provocati da una caduta da almeno sette-otto metri. Il 29enne, conosciuto in città anche per il suo passato impegno politico, lavorava nell’immobile in gran parte parte dismesso dopo il trasferimento del dipartimento di chimica. Lo hanno visto entrare e salire dalla scala esterna. Arrivato alla sommità del palazzo, su un terrazzo al quarto piano, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si è lasciato cadere. Nessuno ha sentito subito il tonfo al suolo. Il rumore dei frullini ha coperto ogni possibili richiamo. Solo quando gli operai sono arrivati nei paraggi del cortile si sono accorti di quel corpo steso a terra in una posizione innaturale. I laboratori dove il giovane lavorava sono stati controllati dalla polizia che a casa ha rinvenuto il biglietto scritto dal 29enne. Nessuna ombra sul rapporto di coppia, né è ipotizzabile il timore di una difficoltà occupazionale considerato il nutrito ventaglio delle prospettive di lavoro offerte al giovane con esperienze all’estero. Domani è prevista l’autopsia all’istituto di medicina legale. I familiari sapranno come è morto, ma dall’obitorio non arriveranno risposte sul perché.(p.b.)

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di Redazione Pisa