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Pisa

economia

Sbarca una nuova azienda, investimenti e assunzioni

di Danilo Renzullo
L’ingresso della nuova azienda “Fortem srl” che sabato prossimo sarà inaugurata nella zona industriale di Migliarino
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L’ingresso della nuova azienda “Fortem srl” che sabato prossimo sarà inaugurata nella zona industriale di Migliarino

Da Massa arriva nella zona industriale di Migliarino Pisano la “Fortem srl” che ha ristrutturato l’edificio dell’ex Riseria Toscana abbandonato da 20 anni

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PISA. La rigenerazione industriale combatte il degrado e porta decine di assunzioni. Fino a pochi mesi fa era un capannone di cemento e vetro abbandonato in mezzo ai campi. Il suo ingresso sbarrato da blocchi di cemento, catene e cancelli, più volte violati da occupanti abusivi e malintenzionati. Un investimento di oltre tre milioni di euro ha trasformato la fatiscente area dell'ex Riseria Toscana in una nuova realtà produttiva. Che ha recuperato lo storico stabilimento e si prepara a dare lavoro a decine di persone.

A Migliarino, in via Traversagna, è sbarcata la Fortem srl, azienda nata circa tre anni fa ed attiva nella produzione di etichette industriali e packaging, che da Massa ha trasferito le sua attività nel comune di Vecchiano. «Siamo un'azienda giovane e in continua crescita», spiega Eugenio Bodini, azionista di riferimento della società, già presidente di Assindustria Brescia, che sabato prossimo taglierà il nastro della nuova realtà che si è insediata nella zona industriale di Migliarino ristrutturando uno stabilimento fatiscente e abbandonato da circa vent'anni. Sorta negli anni Sessanta, la fabbrica - una delle prime ad insediarsi nell'area industriale del comune di Vecchiano - lavorava il riso prodotto sul territorio. Successivamente è stata trasformata in uno zuccherificio. Lo stabilimento è sorto su un ampio terreno del Demanio civico di Migliarino. Erroneamente, il Comune rilasciò tutte le necessarie autorizzazioni pensando che l'area fosse di sua proprietà. Ne nacque una lunga contesa con la proprietà (il ministero dell'agricoltura ne ordinò l'abbattimento) fino all'accordo siglato nel 1988 tra l'allora sindaco Giancarlo Lunardi, la Regione e la proprietà che prevedeva una procedura di permuta - con un terreno di pari dimensioni - per sanare la “proprietà civica”. Lo stabilimento ha chiuso i battenti circa 20 anni fa, trasformandosi nel tempo in un'area altamente degradata, adesso “occupata” da operai e impiegati. Negli ultimi quindici giorni, l'azienda ha assunto tre giovani, che sono andati a rinforzare l'organico (una ventina in tutto i lavoratori impiegati) provenienti dallo stabilimento di Massa. Nel prossimo anno prevede di assumerne almeno altri dieci.

«Abbiamo ricevuto già una sessantina di richieste di assunzione - prosegue l'ex presidente dell'Associazione industriale bresciana -. Abbiamo creato una banca dati attraverso la quale procederemo a nuove assunzioni». Almeno una decina nel giro di un anno, per andare ad incrementare l'organico di una società che sta conoscendo un rapido sviluppo. «Siamo passati da un capannone di circa 500 metri quadrati ad uno di oltre 2.500, trasformandoci da una realtà di natura artigianale ad una dall'impronta industriale, grazie anche a grandi investimenti tecnologici», aggiunge Bodini che non lesina critiche contro l'Ente Parco di San Rossore per il sequestro di una ristretta zona (una decina di metri) esterna allo stabilimento, confinante con l'area protetta: «Dopo aver ricevuto tutte le autorizzazioni dal Comune e iniziato i lavori di ristrutturazione - accusa - le guardie del Parco hanno proceduto al sequestro di pochi metri della proprietà e, da ottobre, non ci è stato ancora detto cosa fare. Non è possibile - conclude Bodini - investire milioni di euro, risanare una zona altamente degradata e ricevere un trattamento del genere».

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