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«L’Is è contro i nostri valori»

Un momento del sit-in di fronte al Comune
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Un momento del sit-in di fronte al Comune

La comunità islamica in piazza per condannare gli ultimi attentati dei terroristi

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PISA. La comunità islamica pisana condanna il brutale attentato terroristico di Dacca e esprime solidarietà alle vittime e alle loro famiglie. Nella carneficina del primo luglio hanno perso la vita 22 civili, tra cui 9 cittadini italiani. Immediato il cordoglio della comunità musulmana locale che nel pomeriggio di lunedì 4 si è riunita in piazza XX Settembre, davanti a Palazzo Gambacorti. Una trentina di persone ha partecipato al sit-in silenzioso; presenti anche il sindaco Marco Filippeschi e Ranieri Del Torto, presidente del consiglio comunale. E ieri è tornata in piazza anche la campagna "not in my name", ovvero "non nel mio nome", l'iniziativa dei musulmani lanciata nel 2014 per condannare il terrorismo di matrice islamista.

«Queste persone non ci rappresentano» e l’«Isis non è Islam», sono gli slogan che campeggiano su alcuni cartelli. Gli attentatori di Dacca hanno urlato «Allah è grande» durante la strage. Ma cosa c'entra Dio con queste atrocità? «Non c'entra nulla. Ci addolora sentire che questi atti vengano perpetrati in nome dell’Islam, che invece ci insegna che Allah è clemente, misericordioso: tutto il contrario di quello che hanno fatto. Dio ci ordina di respingere il male con il bene. I terroristi sono fuori da ogni regola», dice Mohammad Khalil, imam della comunità islamica pisana.

E ancora: «Nessuna lettura del Corano giustifica ciò che hanno fatto. Colpire persone innocenti riunite per mangiare insieme o divertirsi è un attacco alla nostra umanità e libertà, valori inviolabili. Gli attentatori sono dei traditori del Bangladesh. Queste persone danneggiano l'Islam stesso. Siamo qui per condannare questo attentato, un crimine contro l'umanità intera e anche ai valori della stessa religione islamica e ai musulmani stessi».

In piazza sono presenti anche molti cittadini bengalesi che in città hanno diverse attività commerciali. Per partecipare al sit.in hanno abbassato la saracinesca, pur di manifestare il loro sdegno.

«La violenza non ha religione. Condividiamo il cordoglio del popolo italiano per questa dolorosa tragedia ed esprimiamo le più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime innocenti - affermano - Qualsiasi forma di violenza contro i civili è estranea alla nostra etica e pratica civile». Una cittadina congolese, con un cartello, ricorda gli attentati degli ultimi 15 giorni: martedì 21 giugno in Giordania al campo profughi di Rukban; martedì 28 giugno all'aeroporto di Istanbul; 120 morti, tra cui molti bambini, domenica 3 a Bagdad, causati dalle esplosioni di due autobombe. Le vittime sono principalmente musulmani ma non solo.

«È una guerra alle persone, agli esseri umani, occidentali e non; i terroristi non guardano in faccia a nessuno, al di là del credo religioso - sottolinea Khalil - Non condividiamo nulla di ciò che hanno fatto questi individui, anzi continueremo ad educare la nostra comunità alla convivenza pacifica, alla fratellanza, alla solidarietà; alla vita civile che i terroristi vogliono distruggere. Loro non hanno niente a che fare con l'Islam, proprio come affermano i sapienti musulmani, fuori dall'Islam stesso».

La separazione tra la comunità locale e gli attentatori, dunque, non potrebbe essere più netta. L'attacco di Dacca è visto come un attentato ai valori stessi della religione islamica.

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