Il Tirreno

Pisa

«Se vuole i crocifissi accolga i profughi»

Reazioni alla scelta della neo sindaca leghista di Cascina Susanna Ceccardi

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CASCINA. «Se si sbandiera la coerenza con tanto di hashtag #coerenza, secondo me bisognerebbe essere coerenti anche rispetto alle azioni, alle intenzioni e ai gesti».

Comincia così il comunicato di Claudio Loconsole, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle a Cascina a proposito della questione crocifissi in ogni luogo lanciata dalla neo sindaca leghista Susanna Ceccardi a cui don Paoletti ne ha regalato uno da mettere in ufficio.

«Mi chiedo - afferma Loconsole - cosa ci fa il simbolo cattolico per eccellenza nell'ufficio di un sindaco contrario all'accoglienza dei profughi. E soprattutto il sacerdote che ha fatto tale dono l'ha accompagnato da un discorso di pace e tolleranza? Il crocifisso non è un amuleto portafortuna, ma simbolo di diversi valori e virtù cristiane. Si rischia di passare così - conclude il consigliere Loconsole - dal "laicismo spicciolo", come afferma il sindaco, ad un credo religioso basato su principi anti-cristiani».

Ceccardi viene bacchettata anche dal professor Giulio Fabbri, uomo del mondo cattolico.

«La neo sindaca di Cascina - dice Fabbri - ha assunto e propagandato due prese di posizione, a mio parere, tra loro contraddittorie: ha dichiarato che l'ampio territorio del comune di Cascina non è disposto ad accogliere nessun nuovo immigrato e ha introdotto con grande enfasi il crocifisso nella stanza del sindaco, ripromettendosi di reintrodurlo in tutte le aule scolastiche come segno dell'identità nazionale. Il secondo provvedimento è degno di considerazione: si deve però notare che la presenza del crocifisso non può essere considerata soltanto segno di identità nazionale, ma deve riflettere un'adesione alla persona e al messaggio di Cristo. È chiaro quindi che il primo provvedimento contraddice la presenza del crocifisso, perché Gesù si identifica col povero, il malato, il carcerato e… lo straniero: "Ero straniero e mi avete accolto". Sotto il segno della croce non è consentito un rifiuto pregiudiziale e, in fin dei conti, propagandistico, anche se molto popolare.

«Quindi - conclude il professor Giulio Fabbri - la presenza del crocifisso deve essere accompagnata da una politica dell'accoglienza, altrimenti la croce potrebbe diventare segno identitario di una nostra chiusura e di un diffuso egoismo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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