Gioco
I kamikaze al Galilei? C’è il piano per reagire ad un attacco dell’Is
Prefettura, polizia e carabinieri lo completeranno in settimana. Chiesto dal Viminale dopo gli attentati di Bruxelles e Istanbul. Simula diversi scenari di raid dei jihadisti. Nella prima ora 300 agenti devono arrivare dalle province di Pisa, Livorno e Lucca
PISA. E se anche il Galilei finisse davvero nel mirino dei jihadisti? Come reagire ad un attacco kamikaze simile a quello di Bruxelles? Oppure chi e in che modo dovrebbe intervenire nel caso in cui i lupi solitari del Califfato nero irrompessero nell'aeroporto di Pisa con la loro follia e le loro bombe come hanno fatto ad Istanbul? Quali uomini muovere e come muoverli? Dove installare la base di comando per rispondere ad un attentato terroristico?
Finora non esistevano contromisure all'eventualità che Zaventem o Ataturk potessero materializzarsi qui e ora, proprio nella nostra città, vicino alle nostre case, e piombare con i loro tsunami di paura e smarrimento sulle nostre vite. O almeno, c’era il piano antiterrorismo, ed esisteva un modello di difesa per gli aeroporti italiani, il piano Leonardo Da Vinci. Ma i due non erano mai stati sovrapposti, i comandi del primo mai applicati al secondo. Con il ripetersi di attentati negli scali d’Europa, gli aeroporti sono diventati obiettivi sempre più sensibili, una costante della strategia stragista dei terroristi, e il ministero dell’Interno ha chiesto alle prefetture la creazione di piani specifici. Così adesso esiste un piano di reazione ad una emergenza terroristica anche a Pisa.
Un’emergenza vera, di quelle con esplosioni e vittime, che scatenano caos, panico e dolore. Non si tratta più soltanto della sorveglianza quotidiana, dell'innalzamento delle misure di sicurezza a cui assistiamo ormai - con un’escalation progressiva di nuove unità per la vigilanza, telecamere, cani molecolari - dall’epoca dell'assalto a Charlie Hebdo, e utile semmai a scongiurare una minaccia più che a opporsi ad un raid dell’Is, ma del progetto operativo necessario ad organizzare il lavoro delle forze dell’ordine nel caso in cui gli squadroni della morte riuscissero a colpire. «Lo stiamo mettendo a punto in questi giorni - rivela il questore Alberto Francini - Mancano ancora alcuni dettagli ma in settimana dovrebbe essere pronto. E sì, è un piano che scatterebbe in caso di emergenza terroristica, costruito su due fasi, a seconda dell'intensità e della tipologia di offensiva a cui dovremmo rispondere».
Due fasi che contemplano comunque una gestione “territoriale”. La prima prevede un intervento immediato e massiccio di tutte le unità di polizia, carabinieri e finanza della provincia e delle province limitrofe nell’area dell’aeroporto», dice Francini. Ad ogni unità disponibile verrebbe assegnato un quadrante dello scalo. A sei pattuglie dei vigili urbani invece demandato il compito di bloccare il traffico intorno al Galilei. Una mobilitazione imponente, da compiere nella prima ora con circa 2-300 uomini. E il centro di gestione dell’emergenza rimarrebbe in questura. Nella seconda fase il prefetto potrebbe decidere - ad esempio in caso di dirottamento - di stabilire l’unità di crisi direttamente in aeroporto e da lì coordinarsi con il ministero dell’Interno, la Farnesina e i servizi di sicurezza.
In altre realtà si uscirebbe da un perimetro territoriale, ad esempio, se si rendesse necessario il coinvolgimento di squadre speciali. Da noi, invece, l’invio delle teste di cuoio sarebbe più facile, vista la presenza di una sezione del Gis (Gruppo di intervento speciale) in regione. Se un commando dello Stato Islamico rimanesse in vita dopo l’assalto e si asserragliasse al Galilei avrebbe subito il fiato sul collo del battaglione Tuscania.
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