Sicurezza
Teseco, fallisce il tentativo di cessione
Mancato accordo per uno dei due rami d’azienda finiti sul mercato: timori per 33 operai
PISA. Fallisce il tentativo di cessione di un ramo d'azienda della Teseco. Mercoledì scorso si è concluso l'esame congiunto tra la società di Ospedaletto, leader nazionale nei settori di bonifiche e rifiuti, in concordato preventivo con continuità aziendale dallo scorso ottobre, e la Cogevi, azienda di Padova che aveva concorso alla vendita competitiva della "Business Unit Bonifiche", uno dei due rami d'azienda della Teseco finiti sul mercato (il Tribunale di Pisa ha assegnato a quest'ultimo settore, tramite la quale Teseco è attiva su numerosi siti nazionali inquinati da attività di natura petrolifera, chimica, manifatturiera o portuale, il valore di 1.090.000 euro). L'esame si è però chiuso con un mancato accordo «a causa - spiega Michele Orsi, segretario della Fp-Cgil di Pisa - dell'indisponibilità della Cogevi a proseguire e chiudere la procedura». Dopo aver intravisto uno spiraglio, per oltre trenta lavoratori (parte dei 58 del settore bonifiche che sarebbero dovuti passare alla nuova società) il futuro torna ad annebbiarsi. «Esprimiamo preoccupazione per questi lavoratori - prosegue Orsi -: la procedura aveva fatto ben sperare, ma adesso occorre ripartire da zero». Il Tribunale dovrà adesso indire un'altra procedura di vendita, mentre per oggi è prevista l'apertura delle buste e l'eventuale aggiudicazione del secondo ramo d'azienda, il "Business Unit Impianti", dedicato al trattamento dei rifiuti mediante la piattaforma polifunzionale di Pisa, considerata uno dei più importanti impianti a livello nazionale per dimensione e articolazione dei processi. Un settore dal valore di oltre 18 milioni di euro, giunto alla seconda gara dopo che la prima è andata deserta. La Teseco impiega in totale 174 dipendenti, di cui 150 - tra amministrativi e operai specializzati - nello stabilimento pisano di via Ragghianti (e il restante tra le sedi di Trieste e Torino). Considerata un'azienda all'avanguardia in Italia, è finita nel vortice della crisi: una svolta in negativo per una società che ha rappresentato uno dei pilastri dell'economia locale e un'eccellenza italiana. Le speranze dei lavoratori, che dai contratti di solidarietà sono passati alla cassa integrazione straordinaria (scadrà a ottobre), sono racchiuse nella vendita di quello che è considerato una sorta di gioiello dell'imprenditoria pisana. (d.r.)
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