Il Tirreno

Pisa

Profughi, Visconti diserta il summit sindaci in rivolta

di Mario Neri
Profughi, Visconti diserta il summit sindaci in rivolta

Bufera per l’assenza del prefetto alla riunione in cui Ceccardi annuncia il no all’accoglienza

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PISA. Li ha fatti infuriare tutti, Susanna Ceccardi. Anzi lei ha fatto saltare il tappo. Stavolta nel mirino c’è finito Attilio Visconti, il prefetto. Uno degli ultimi ad uscire è David Spalletti, assessore all’integrazione di San Miniato. Ha un diavolo per capello.

«No no, non dico niente, perché non si possono strumentalizzare in questo modo i problemi dei cittadini e snobbare le istituzioni e lo Stato. Ora la prefettura deve chiarire come intende gestire l’accoglienza dei migranti», dice spazientito uscendo dal vertice riunito proprio a Palazzo Medici. Quasi comico se non fosse che ieri mattina il palazzo del governo ha fatto da spettatore.

Sì perché proprio nel giorno in cui la sindaca leghista ribadisce il suo no all’accoglienza con un post su Facebook dalla sala in cui assessori e sindaci dovrebbero cercare una via d’uscita ad un’emergenza senza precedenti insieme al prefetto, il prefetto non c’è, diserta il summit. «Non commento le dichiarazioni politiche - dice Sandra Capuzzi, assessore al welfare di Pisa e presidente della Società della Salute - deve essere Visconti a dirci se davvero Cascina può defilarsi dalla gestione dei profughi, se La Tinaia andrà chiusa, se dovremo rivedere il sistema delle quote in provincia e soprattutto se avrà il coraggio di prendersi questa responsabilità con il ministero dell’Interno».

Del resto è la “leonessa” in verde ad ammetterlo. Ora che ha espugnato il fortino Pd, avvierà la sua Cascexit. E il primo fronte su cui “sabotare” il governo renziano e i dem in provincia non poteva che essere uno dei suoi cavalli di battaglia elettorali. Poco importa se sono già 819 i profughi ospitati in oltre cinquanta strutture; numeri record, mai raggiunti dal territorio e «che stanno per far collassare la rete dell’ospitalità», dice Antonio Cerrai, presidente della Croce Rossa, una delle associazioni più attive. Senza contare che l’ondata di sbarchi non si ferma. I cargo di Frontex continuano a recuperare in mare i disperati dei barconi.

«Di qui a una settimana dovremo trovare posto ad altre 95 persone». «Così rischiamo di dover ricorrere alle tendopoli», continua Spalletti.

Ma la Susy arriva in prefettura e si concede perfino il lusso di postare in diretta il suo niet: «A questo tavolo ci sono seduti tantissimi sindaci che nelle proprie linee programmatiche hanno detto sì all'accoglienza. Io invece sono stata chiara con i cittadini: non condivido la gestione dell'immigrazione a livello nazionale e a livello europeo» e «nel rispetto del mandato popolare, mi batterò fino alla fine affinché non arrivino altri finti profughi nel nostro Comune. Li prendano quei sindaci che sostengono o sono sostenuti da questo governo. Cascina va in direzione ostinata e contraria». Quando esce è ancora più esplicita. L’embargo all’accoglienza «durerà 5 anni, e se il prefetto deciderà di mandarli a Cascina sarà un atto di imperio, noi non daremo nessuna collaborazione». In riunione la migliore allieva di Matteo Salvini aveva perfino rimbrottato il viceprefetto. «Non può opporsi così, Ceccardi. C’è un’emergenza umanitaria in corso, non possiamo lasciarli all’addiaccio», dice Valerio Romeo. «Sa quanti cascinesi dormono all’addiaccio? Io penso a loro», ribatte la sindaca del Carroccio.

«È ancora inebriata dai fumi della campagna elettorale, pensa che la questione migranti sia un gioco», va all’attacco il deputato renziano Federico Gelli. Ma è Visconti il convitato di pietra, tanto che i sindaci alla fine, in un comunicato congiunto, inviano il proprio «disappunto per l’assenza del prefetto». «Vorrei capire se esiste un dovere alla solidarietà. Qui non si tratta di fare da stampella al governo, ma di offrire un rifugio a uomini, donne e bambini che fuggono da disperazione e guerre», dice Corrado Guidi, sindaco di Bientina e presidente dell’Unione della Valdera. «E tanto per essere chiari: io ho cominciato ad accogliere profughi dai tempi di Berlusconi e Maroni». Non è un riferimento a caso. Visconti è stato nominato prefetto proprio all’epoca in cui a capo del Viminale c’era il ministro leghista e fino all’anno scorso battagliava contro i sindaci riottosi. La sua assenza ieri è sembrata una forma di legittimazione delle parole di Ceccardi. «Sia lei che il prefetto dovrebbero ricordare che si sta a quel tavolo come rappresentati delle istituzioni, non come soggetti politici», sbatte i pugni sul tavolo Sergio Di Maio, primo cittadino a San Giuliano, il comune “campione” dell’accoglienza con 216 persone ospitate.

Insomma una bufera politica. Che la prefettura prova a disinnescare con un comunicato in burocratese. Il vertice doveva servire a rastrellare strutture per un’emergenza. Non ne sono state trovate. «Pertanto il territorio il territorio provinciale, allo stato attuale, non è in grado di garantire un'accoglienza diffusa» come quella voluta da Enrico Rossi. Ma la situazione «comporta da parte di questo Ufficio una linea di indirizzo che non può prescindere dalla collaborazione di tutti i Comuni ed enti pubblici e privati, né lascia discrezionalità circa la collocazione dei migranti nei territori dove si individueranno soluzioni alloggiative». Seppur timido, un richiamo all’ordine, come dire «decidiamo noi». Di certo il tentativo di ricucire certifica una frattura. È finita la pace istituzionale nell’area pisana, i dem d’ora in poi dovranno fare i conti con la mina vagante leghista.

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