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Occuparono un palazzo dell’università: 20 studenti a processo

di Mario Neri
L’occupazione di Palazzo Feroci nel 2013
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L’occupazione di Palazzo Feroci nel 2013

Iniziato lunedì 27 il dibattimento per il blitz dei collettivi nel 2013 a Palazzo Feroci. E ora si attende quello per l’ex Gea

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PISA. A caldo, subito dopo il blitz, andato in scena il 16 aprile 2013, i collettivi e i centri sociali lo chiamarono “Spot”. Guai a dire che stavano semplicemente “okkupando”. La loro non era soltanto una comune mobilitazione studentesca, Palazzo Feroci diventava «l’alternativa all’emergenza abitativa degli studenti poveri» in città, una «soluzione al caro alloggi e al caro affitti» per gli universitari di Pisa. Dunque l’edificio fra via della Faggiola e via Dalmazia, di proprietà dell’ateneo, e che l’ateneo stava «svendendo», era diventato uno «studentato occupato autogestito». Quando arrivarono i poliziotti, un anno e mezzo dopo, ad agosto 2014, poi gli studenti si ribellarono ad uno «sgombero vigliacco teso a cancellare le legittime soluzioni costruite dalle lotte». Da lunedì 27, per quelle legittime soluzioni venti persone, fra giovani universitari e membri dei centri sociali cittadini, con una media di età che oggi si aggira intorno ai 30 anni, sono finite a processo.

Dovranno rispondere di invasione di terreno ed edifici, un reato che, se compiuto da più di dieci persone, prevede la reclusione fino a due anni e una multa variabile da 103 a 1.032 euro. La prima udienza ieri è stata subito rinviata a causa di un intoppo procedurale, e il dibattimento riprenderà il 12 settembre. Nessuno dei venti, verosimilmente, rischia di finire in galera, dato che tutti potranno godere della sospensione condizionale, a meno che fra gli imputati non ci sia qualcuno con altri precedenti passati in giudicato.

Ma una condanna potrebbe fare da apripista anche al processo previsto per un’altra occupazione, più recente, quella dell’ex Gea, il vecchio polo di Scienze della Pace in via Emanuele Filiberto che un gruppo di studenti a ottobre elesse inizialmente come base della protesta contro la riforma dell’Isee, per poi subito diventare un’altra bandiera della contestazione contro la governance di ateneo e la politica di alienazioni degli immobili.

A poche ore dal blitz, i ragazzi scoprirono che l’edificio dell’ex Gea, ormai quasi del tutto inutilizzato dall’università, era stato trasformato in un magazzino pieno di pubblicazioni abbandonate ed era finito in una delibera del cda di ateneo che prevedeva - nel caso fosse andata deserta la gara pubblica - potesse essere ceduo a Cemes con una permuta in cambio della metà dell’ex complesso delle Benedettine che manca a Palazzo alla Giornata per completare la foresteria internazionale con un centro congressi. Ecco, un’eventuale condanna per i venti studenti di “Spot”, tutti difesi dall’avvocato Tiziano Checcoli, potrebbe riflettersi anche sul procedimento per l’ex Gea e sulle battaglie studentesche in città.

Durante lo sgombero di Palazzo Feroci, gli studenti gridarono allo scandalo rivendicando un ruolo fondamentale a Pisa per l’emergenza alloggi. «In un anno e mezzo abbiamo dato casa a decine di studenti», dissero. A Pisa c’erano 3.020 universitari con il diritto all’alloggio, ma solo 1.523 lo ricevevano dall’azienda regionale per il diritto allo studio. Gli altri erano (e forse sono ancora) costretti a gettarsi nel mondo degli affitti. Palazzo Feroci - per la cronaca - è ancora nell’elenco degli immobili da alienare dell’ateneo.

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