Il Tirreno

Pisa

Poliziotto-rapinatore, processo sprint

di Pietro Barghigiani
Poliziotto-rapinatore, processo sprint

Giudizio con il rito abbreviato per l’autore di almeno sette colpi. Reo confesso e pentito, i suoi errori sono diventati un libro

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PISA. Una piena confessione dopo l’arresto. Un pentimento maturato con la detenzione in carcere. E ora la volontà di chiudere con un giudizio rapido una collezione di errori capaci di rovinare trent’anni di specchiata carriera con la divisa.

La Procura pisana, per competenza territoriale nonostante i vari episodi anche di fuori provincia inclusi nel fascicolo, ha chiesto di processare Daniele Trubiano, 50 anni, originario di Lucca, residente a Riglione, all’epoca dei fatti in servizio alla Digos, per almeno sette rapine a negozi e supermarket tra le province di Pisa, Lucca e Livorno.

Il poliziotto-rapinatore, con il pallino della scrittura, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato che consente la riduzione di un terzo della pena in caso di condanna e la possibilità di fare appello. Sarà un processo veloce, a porte chiuse, da definire anche con un’udienza e solo sulla base degli atti raccolti nel corso delle indagini. Prove eloquenti suffragate dalla confessione del poliziotto, da quasi nove mesi sospeso dal servizio.

La carriera criminale di Trubiano, in preda a una sorta di sdoppiamento della personalità, terminò “grazie” ai colleghi lucchesi che lo arrestarono in flagranza con il contributo di dipendenti e passanti nel settembre 2015 nella frazione di Sant’Alessio a Lucca. Aveva appena rapinato un punto Conad. Era andato con la sua auto a fare il colpo armato di pistola. «Non volevo far male a nessuno, così ho caricato la pistola con proiettili più lunghi, in quel modo non avrebbe mai potuto sparare» spiegò agli investigatori lucchesi.

Stando ai riscontri della squadra mobile di Lucca, Daniele Trubiano, che come scrittore si firma “Daniele Lama”, smetteva i panni del poliziotto e indossava quelli del suo alter-ego criminale nei periodi di ferie, malattia o quando era libero dal servizio. I debiti sono stati la molla che lo hanno spinto oltre il perimetro della legalità. Proprio lui che per trent’anni aveva lavorato con la missione romantica del poliziotto che combatte contro il male anche a costo di sacrificare la propria vita privata. Non ci sono strozzini nella storia maledetta di Trubiano alle prese con un divorzio e una nuova compagna. Finanziarie e banche dal prestito facile lo hanno, a suo dire, fatto precipitare in un gorgo da cui non è riuscito a sollevarsi. Di qui la risposta alle rate in scadenza con le rapine ai supermercati.

Dalla Coop a La Rosa di Terricciola alla Conad di Capannoli avvenute tra ottobre e novembre del 2014. Sempre di venerdì, ma avviene in pieno giorno (13,30) la rapina alla Coop di Donoratico della vigilia di Ferragosto 2015 che fruttò 3600 euro. In serata il raid all’Arcaplanet di Navacchio.

Il disonore per l’arresto, le scuse ai familiari, il carcere, i domiciliari, ora il processo. In soccorso al poliziotto, prossimo a diventare ex, è arrivata la scrittura. Consigliato dallo psicologo del carcere, Trubiano ha messo a fuoco nella pagina scritto i suoi demoni. Ne è nato un libro, “Bolle di affanno”, un'autobiografia che diventa psicodramma pubblico.

Un’autoanalisi per ritrovare se stesso in un nuovo equilibrio esistenziale che parte dalle scuse e dalla vergogna per quello che ha combinato. Un libro che vuole essere anche un contributo, tra consigli e scelte da evitare, a chi si barcamena tra prestiti e rischi finanziari. Una ripartenza per il poliziotto che aspetta il giudizio per i suoi errori da rapinatore in attesa di rifarsi un’altra vita se qualcuno gli vorrà concedere ancora fiducia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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