Il Tirreno

Pisa

«Cep, insegnanti a rischio punizione»

di Francesco Loi
«Cep, insegnanti a rischio punizione»

Dal cancello aperto alle polemiche: parla l’assessore Chiofalo

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PISA. E’ di nuovo bufera sui nidi a Pisa. Tante questioni diverse tra loro aggrovigliate. Proviamo a fare chiarezza parlandone con l’assessore all’istruzione Marilù Chiofalo. «Da febbraio ad oggi - dice - abbiamo vissuto tre storie diverse, di cui una soltanto prevedibile: i postumi della vicenda del nido dei maltrattamenti e l’attuazione del piano di miglioramento; la riorganizzazione dei servizi conseguente ai vincoli posti dallo Stato sulle assunzioni (prevedibile); e l’ultima vicenda del nido Cep con la bimba svicolata dalla struttura».

Assessore, andiamo con ordine: il piano di miglioramento a che punto è?

«L’Ufficio Personale, sebbene con un ritardo giustamente oggetto di critica da parte dei genitori, ha trovato una soluzione per l’assunzione del coordinatore pedagogico: un tempo determinato per il quale dovrà sin d’ora trovare una soluzione definitiva, mentre la coordinatrice dottoressa Fabrizi insieme alla prof.ssa Padoan stanno lavorando nido per nido con insegnanti e genitori. E’ stato istituito il servizio di supporto psicologico obbligatorio di gruppo. E’ in atto una formazione più approfondita. Abbiamo inserito un emendamento nella Legge Zerosei proprio sugli strumenti di promozione del benessere psicofisico individuale e di gruppo obbligatori per il personale educativo e ausiliario».

Su questo piano sono stati consultati i Comitati di Gestione, che includono rappresentanti di genitori ed insegnanti?

«Sì, ed è tutto documentato. Abbiamo raccolto le loro osservazioni, incluso il famoso “no” unanime alle telecamere che infastidisce alcuni sostenitori di questa soluzione. La dirigente terrà conto delle preoccupazioni sulla rotazione del personale: il primo incontro con la Rsu per definirne i criteri sarà questo giovedì».

Ma questa riorganizzazione era proprio necessaria nell’anno della vicenda dei maltrattamenti all’asilo?

«Anzitutto non ha niente a che fare con quella vicenda, sebbene qualcuno per pigrizia o convenienza cerchi di confondere le acque. I Comuni sono sempre più in sofferenza per il progressivo depauperamento quantitativo e qualitativo di risorse di personale determinato dai vincoli assunzionali delle leggi di stabilità, più la vicenda delle Province. Ma il dato peggiore è che questi vincoli cambiano ogni anno rendendo la programmazione impossibile. Abbiamo 15 insegnanti in meno per pensionamenti, trasferimenti, inabilità e licenziamenti o spostamenti. Possiamo assumere 7 persone in tutto il Comune. Le soluzioni possibili: diminuire l’offerta di 70 posti con la chiusura di un nido oppure esternalizzare una parte equivalente di servizio (meno del 10%). Abbiamo scelto di diminuire il numero di posti nelle strutture più grandi recuperandoli in strutture già a gestione indiretta oppure convenzionata in modo da lasciare invariata sia per lattanti che per divezzi l’offerta per quartiere».

Ma quali sono i vantaggi?

«Si tratta soprattutto di una soluzione che dà fiducia al sistema nell’anno della vicenda dei maltrattamenti e risponde alla fiducia che le famiglie ci hanno accordato visto l’incremento di domande di nido che abbiamo registrato a Pisa in controtendenza con il resto d’Italia. La criticità di personale e le ipotesi di soluzione sono state comunicate ai Comitati di Gestione in una riunione del 18 aprile scorso, convenendo che l’ultima tra le possibilità fosse la più sostenibile per quanto tutti ne avrebbero fatto volentieri a meno».

Dunque, i Comitati di Gestione sono o no d’accordo con l’amministrazione su questa riorganizzazione?

«Su questo tema della riorganizzazione (e non sul piano di miglioramento) c’è una discussione in atto. I Comitati di Gestione hanno sviluppato, a seguito dello stato di agitazione proclamato dalla Rsu, posizioni articolate. Molti si sentono coinvolti dall’amministrazione, desiderano capire meglio. Uno su 17 (più quello del Cep) si è dimesso perché ritiene non ci sia stato l’ascolto sufficiente e ha criticato, giustamente, il fatto che la consultazione non sia stata un vero e proprio processo di partecipazione: i tempi non lo consentivano, ma possiamo trovare per il futuro modalità diverse».

Di certo la Rsu non concorda con l’amministrazione su questa riorganizzazione...

«Non è una novità. Il messaggio che continua a passare dalla Rsu è quello che polarizza la discussione sulla qualità dei servizi per l’infanzia sul tema esternalizzazione sì o no, oppure sul rapporto insegnanti/bimbi. Con questa confusione è difficile fare i passi avanti necessari. Comprendo che la tempistica della riorganizzazione sia stata molto critica, ma ora il confronto è in corso. Non dispero che, come in passato, si possano trovare forme di collaborazione per superare insieme la grande criticità attuale».

Veniamo alla vicenda della bimba scappata al Cep: cosa è successo?

«Dalla relazione della coordinatrice pedagogica si evince che il portone del nido sul cortile è rimasto aperto e così il cancello. Un attimo di distrazione (subito recuperato) mentre un’ausiliaria puliva i vetri e le insegnanti erano impegnate in attività. Un episodio gravissimo per le potenziali conseguenze. La vicenda è molto istruttiva per alcuni dettagli rilevanti. La dirigente è stata informata solo il 14 giugno (l’episodio è del 9) dalla telefonata di un genitore: non dalle insegnanti, che pure il 9 pomeriggio hanno visto la coordinatrice pedagogica e la prof.ssa Padoan nelle attività di formazione. Per questo la dirigente sta valutando un procedimento disciplinare. Così come ha contestato alla Ditta Elior il funzionamento del servizio ausiliario, che ha un ruolo in questo tipo di vigilanza e controllo: certo non alle ausiliarie, com’è stato erroneamente detto, visto che non sono dipendenti del Comune».

Ma quel cancello era rotto o difettoso?

«Il cancello risulta funzionante, peraltro con un intervento eseguito regolarmente dopo una segnalazione dell’11 marzo».

Con questo episodio si ritorna alle dimissioni del Comitato di gestione...

«Una delle ragioni infatti è la protesta rispetto ad eventuali conseguenze che il personale ausiliario possa avere per questa vicenda. Inoltre, mentre la coordinatrice pedagogica e la prof.ssa Padoan dopo attenta osservazione ritengono sia funzionale alla vita del nido cambiare (spostandolo in altre strutture) tutto quel personale, una lettera del 21 aprile scorso dei genitori della sezione dei piccoli chiede, con molta cortesia e delicatezza, alla dirigente Nassi di non effettuare alcun spostamento. Una situazione complessa».

In questi giorni sono state dette tante cose da tanti: perché un suo intervento solo ora?

«Un proverbio africano dice che per educare un bambino ci vuole l’intero villaggio. In passato sono intervenuta troppo in prima persona per rispondere nel senso etimologico del termine responsabilità. Ma così agendo si rischia, ed è accaduto, che il resto del sistema si deresponsabilizzi: ho quindi voluto attendere per capire se altri del villaggio fossero genuinamente, cioè non strumentalmente, interessati ad occuparsi del futuro dell’infanzia e dei suoi servizi a Pisa. Ho letto tanto pattume, ma anche molti interventi molto interessanti e che contribuiscono a fare cultura dei servizi».

Cosa vuol dire a chi chiede le sue dimissioni?

«A chi fa confusione tra politica e tecnica, tra la vicenda dei maltrattamenti e la riorganizzazione, chiederei come abbia contribuito a chiarire per esempio quali siano e cosa fa in effetti un coordinatore pedagogico, chi sono e che ruolo hanno i Comitati di Gestione, come funzionano servizi così delicati e cosa si possa fare per migliorarli continuamente. Usare l’arma del discredito personale, gratuito e non fondato su fatti, può far comodo sul momento, ma in realtà distrae l’attenzione dai problemi e dal dibattito sulle soluzioni. In poche parole, non contribuisce alla collettività».

Quali sono le sue sensazioni personali?

«Per me la vicenda dei maltrattamenti ha comportato una sofferenza immane e mi ha rafforzato. Questa vicenda ha anche rafforzato una parte importante della città, attivando un cambiamento culturale che era necessario e che dovremo accompagnare con cura e attenzione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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