Il Tirreno

Pisa

Manca una firma, salme “parcheggiate”

di Pietro Barghigiani
Manca una firma, salme “parcheggiate”

I defunti sistemati in uno sgabuzzino, nei festivi non c’è la reperibilità dell’ufficiale di stato civile per l’ok a trasferire i corpi

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PISA. Chi è morto per primo ha avuto la precedenza. Gli altri hanno dovuto condividere sgabuzzini simili a ripostigli in un “parcheggio” creativo del caro estinto offensivo solo al pensiero e che sgomenta per il contesto in cui è andato in scena.

L’altra faccia di Cisanello, eccellenza sanitaria nazionale che scivola nel decoro di un servizio in cui i pazienti diventano ex e al camice bianco del medico si sostituisce quello scuro del personale delle onoranze funebri.

Chi è entrato a piangere i propri cari ieri mattina ha trovato almeno sette salme sistemate in ordine sparso tra scatoloni e strumenti ospedalieri che sanno di vecchio magazzino. Sono i corpi arrivati in ritardo nella fase di passaggio, dal decesso all’anticamera della tumulazione. I posti degni di un addio rispettoso di morti e vivi sono stati occupati dai pazienti spirati con maggiore celerità. Pochi metri e una tenda segna il confine tra la dignità di un feretro e la vergogna di una salma adagiata su una lettiga.

Le salme “appoggiate” in una promiscuità che alterna cadaveri sotto le lenzuola (uno aveva anche una borsa sopra) e altri vestiti ed esposti senza alcun riparo, sono l’indecenza frutto di una concomitanza: gli spazi ristretti delle cappelle del commiato a Cisanello (solo tre stanze) e l’assenza di una firma, quella dell’ufficiale di stato civile del Comune. Di qui l’eccesso di presenze per il combinato disposto che mette insieme la scarsità dei metri quadri e l’impossibilità di trasferire le salme perché non c’è il servizio di reperibilità del personale dello stato civile. Stazionare, da defunto, come un pacco è uno dei rischi che si corrono a Cisanello se la chiamata nella casa del Signore arriva nel weekend. Questo è successo tra ieri e sabato.

Manuela Bulleri, di Pontedera, è vittima e testimone di un effetto imbuto che per i protagonisti della storia somma rabbia al dolore per la perdita di un parente.

«Mia madre è morta stamani (ieri) a 86 anni – si sfoga la signora –. Ho chiesto all’ospedale di portarla via in modo da farla vestire e prepararla per il funerale. Mi hanno detto che non poteva essere spostata perché in Comune non c’era nessuno reperibile per firmare l’autorizzazione al trasferimento. Identico al mio caso ce ne sono anche altri. Al di là della mancanza di rispetto per questi poveri morti e per le loro famiglie, mi chiedo come sia possibile che in un ospedale di grande qualità come Cisanello siano previste solo tre stanze del commiato. E il risultato è che chi muore trovando le cappelle già occupate si ritrova in questi spazi indegni solo perché in un giorno di festa manca una firma e l’ospedale non ha locali capienti per ospitare le salme. Mi hanno detto che potrò portare via mia madre solo domani mattina. È una storia che merita l’esposto che ho presentato in questura». Bulleri ha chiamato la polizia municipale, arrivata a Cisanello con alcuni agenti, per chiedere se qualcuno, da pubblico ufficiale, poteva sostituirsi al delegato dello stato civile. Risposta negativa e conferma del prolungamento della “sosta” nel deposito per la mamma di 86 anni.

Cisanello è un policlinico da oltre 80.000 ricoveri annui che conta oltre mille morti all’anno. Tre stanze sono un affronto al buon senso. C’è sempre l’appoggio del Santa Chiara, ma senza l’autorizzazione comunale il defunto non può essere spostato e, se resta dov’è, è probabile che si ritrovi, nudo o vestito, su un lettino di acciaio. Al massimo, come pietoso conforto, gli mettono un cuscino sotto la testa come è capitato ad alcuni cadaveri in attesa di lasciare l’ospedale. Se chi muore giace, non sempre chi vive deve darsi pace.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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