Il Tirreno

Pisa

l'erosione

Le ultime mareggiate si divorano altri 6 metri di spiaggia al Gombo

di Carlo Venturini
Le ultime mareggiate si divorano altri 6 metri di spiaggia al Gombo

Scatta l’allarme del Parco. Le correnti portano a Boccadarno la sabbia sottratta creando delle pericolose isole dunali

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MARINA. Bisogna immaginarci il litorale pisano come un immenso corpo di sabbia adagiato ed indifeso. Giorno dopo giorno, le membra di quel corpo vengono dilaniate, graffiate, morse. Si chiama erosione la “malattia” che anche pochi giorni fa ha sottratto sei metri di spiaggia lineare al Gombo. E la sabbia tolta lì ed altrove, per il beffardo gioco delle correnti, si posiziona a Boccadarno creando delle pericolose isole “dunali”, pericolose per i diportisti che entrano ed escono dagli ormeggi lungo l'Arno.

Il direttore del Parco di San Rossore, Andrea Gennai dice: «Le mareggiate al Gombo di tre giorni fa hanno sottratto altri sei metri lineari di spiaggia e quindi il paziente, il nostro litorale, sta sempre peggio». Gennai fa il bollettino delle zone che giorno dopo giorno rischiano di scomparire. «La caserma Ciro Scianna degli incursori a Boccadarno - dice il direttore - e la vecchia caserma della Finanza sono a rischio serio, così come è imminente, ripeto imminente, il crollo dei camminamenti attrezzati alla foce vecchia del fiume Morto». Nel caso crollassero quei camminamenti «non ci sarebbero neppure i soldi per potere rimuovere ciò che resta», fanno sapere dal Parco. Soldi, finanziamenti, il problema è sempre lo stesso. «In realtà la Regione Toscana ha stanziato ben 13 milioni di euro nei prossimi cinque anni per combattere l'erosione, e quindi i finanziamenti ci sono», dice Gennai. Ma prima di poter intervenire fattivamente, il fenomeno deve essere studiato. E per tutto il 2016-2017, ci sono 100mila euro per trovare un metodo scientifico per chiudere la porta all'erosione. «Fa bene la Regione Toscana a voler studiare il fenomeno, anche perché non esiste un sistema in grado di risolvere la situazione erosiva, non c'è una formula matematica, previsionale che possa dirci dove e che tipo di interventi si possano fare». Quindi: dighe soffolte, pennacchi perpendicolari alla costa, dighe di scogli, foci dei fiumi armate, non hanno fatto il loro dovere. «La foce armata del fiume Morto, fatta pochi anni fa sta per essere scalzata sia nella zona a scogli che in quella cementizia», spiegano dal Parco.

A Pisa, dall'Arno al Serchio, arriveranno molti soldi dalla Regione, per la precisione 13,5 milioni per salvare l'arenile tra Boccadarno e la foce del Serchio, proprio il profilo marino della riserva naturale. A questi, si aggiungono ben 26,7 milioni impegnati per invertire la rotta di quello che è stato un rapidissimo e inarrestabile processo capace di modificare la natura del paesaggio a Marina e che ora minaccia Tirrenia. Risorse tante, ma ancora tanti dubbi perché i lavori procederanno per lotti e saranno preceduti da una fase di progettazione che non si concluderà prima del 2017.

I due lotti previsti per salvare le spiagge del Parco dovrebbero arrivare a conclusione nel 2021, tra Marina e Tirrenia la scadenza è prevista per il 2023. Per la difesa e il recupero dell'arenile, tra fiume Serchio e Boccadarno, prima verranno eseguite indagini e progettazioni per 100mila euro entro il 2016, mentre per la “sistemazione morfologica del litorale, con la riconfigurazione del sistema di difesa e il ripascimento dell'arenile” serviranno uno studio da 50mila euro nel 2016 e poi il progetto da 200mila nel 2017. L'acuirsi del fenomeno erosivo, secondo alcuni, è dovuto ai cambiamenti climatici globali, tant'è che di libecciate come di questo maggio e giugno se ne sono registrate pochissime negli ultimi decenni. Per altri, però, il problema erosivo è da imputarsi anche ad una allegra e scellerata gestione edilizia del territorio costiero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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