Gioco
Procedimento disciplinare per i furbetti del cartellino
L'università avvia l'iter a carico dei cinque indagati per truffa. Qualcuno pensa di patteggiare, solo una rischia il licenziamento
PISA. Timbravano e uscivano per poi rientrare dopo ore di "commissioni" private pagate in busta paga e non lavorate. È l'inchiesta dei carabinieri sui furbetti del cartellino in ateneo che ora, dopo il fascicolo in Procura e l'indagine della Corte dei conti, ha avviato il procedimento disciplinare nei confronti dei cinque indagati (quattro donne e un uomo) per truffa aggravata ai danni dello Stato e interruzione di pubblico servizio. In vista dell'entrata in vigore della nuova legge che "stanga" gli assenteisti (licenziamento entro 30 giorni, ndr), i cinque hanno giocato d'anticipo informando il datore di lavoro dell'indagine che li riguarda. Finora né la Procura, né la Corte dei conti avevano comunicato all'università nomi e reati addebitati ai cinque impiegati. Solo quando l'ateneo ha avuto conoscenza formale dell'inchiesta, da parte degli indagati, ha fatto partire il procedimento disciplinare.
«Le contestazioni sono state immediate e abbiamo subito scritto alla Corte dei conti - spiega il direttore generale, Riccardo Grasso -. Non credo che la nuova legge sia retroattiva. Quindi procediamo con la vecchia normativa». A tutti e cinque sono state formalizzate le contestazioni alle quali gli impiegati, ancora in servizio e mai sospesi, potranno rispondere con le controdeduzioni sostenute anche da supporto legale. Quindi il traguardo finale delle sanzioni che l'ateneo riterrà opportuno irrogare ai dipendenti finiti sotto la lente dei carabinieri durante mesi di appostamenti e riprese video. Se l'università non sospenderà l'iter in attesa dell'esito penale della vicenda, nel giro di un mese o due il profilo disciplinare sarà definito.
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Tra i cinque indagati le posizioni sono molto diverse. E solo in un caso un'impiegata rischia il licenziamento per la disinvoltura e la frequenza con cui dopo aver strisciato il badge poi si occupava di altro fuori dall'ateneo ignorando le incombenze di ufficio. Probabile anche che qualcuno dei cinque chieda di patteggiare. Il danno per le casse universitarie non è eclatante. Qualche migliaio di euro. Una stima di massima indica il "danno" maggiore in circa 1.500 euro. Ma per il codice penale è un'attenuante marginale. La storia risale allo scorso anno quando foto e video degli investigatori misero a fuoco episodi di assenteismo al dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica di Palazzo Matteucci. Un esposto maturato all'interno del dipartimento fece partire i riscontri conclusi con la presentazione di un poderoso dossier dei militari in Procura cui ha fatto seguito l'inchiesta della Corte dei conti. Le telecamere installate con visuale sul rilevatore di presenze e i pedinamenti dei militari avevano poi esteso l'indagine anche ad altri impiegati del dipartimento. I filmati e le foto raccontano di uscite per andare dall'estetista, ma anche al bar per assenze prolungate oltre alla semplice consumazione di un caffè. È stata seguita anche una dipendente che in auto, insieme al marito, andava a fare la spesa in un centro commerciale. Così come è stata ripresa con video eloquente la mamma di un politico cittadino che, poco più che in vestaglia, in più occasioni scende dallo scooter, timbra prima delle 7,30 e poi torna a casa. Si presentava di nuovo verso le 9, dopo aver sistemato casa. Tutto rigorosamente in orario d'ufficio.
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