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Mancarella è il nuovo rettore, valanga di voti per l’informatico

Mancarella è il nuovo rettore, valanga di voti per l’informatico

Vince al secondo turno con 945 voti e convince qualche elettore a cambiare campo: risultato storico «Tanto consenso, segno di un ateneo unito, più di quanto qualcuno pensasse». In carica da novembre

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PISA. È il rettore del gruppo, della coesione, il traghettatore di un ateneo «unito», «più unito di quanto alcuni non pensassero», dice Paolo Mancarella un attimo dopo la proclamazione, con evidente frecciatina ad eventuali ostinati oppositori, rosiconi, guastatori, gufi e pure saltatori da un carro all’altro, cioè da quello degli “anti” - il fronte degli avversari che si erano coalizzati in una triplice alleanza pur di battere il candidato “governativo” - a quello del vincitore, lui, l’informatico di 56 anni che ora può dire «ci aspetta tanto lavoro per il bene dell'università, ma lo faremo tutti insieme».

Un modo, questo, per siglare una pax dopo le battaglie e le scornate con gli sfidanti, ma anche per marcare una distanza e un’autonomia da Massimo Augello, per ribadire che sì, certo, lui «non azzererà tutto» dell’esperienza del predecessore, in fondo è stato prorettore alla didattica, ma non ne sarà un avatar. Il suo programma non è una fotocopia del vecchio né lui un replicante del rettore uscente. E se Augello è stato un accentratore, lui punterà sullo spirito di corpo, sulla squadra, il team. La «convdivisione», del resto, è stato uno dei suoi refrain nella campagna elettorale. Mancarella è un comunicatore attento, anche quando la comunicazione non è esplicita. Così ieri ha scelto di passare l’attesa a Largo Pontecorvo, a Scienze, nel cuore del dipartimento di Informatica.

È lì che è nata e decollata la carriera di quel giovane studente di Gallarate che a fine anni ’70 fuggì dalla Lombardia per iscriversi all’ateneo che per primo aveva dato vita ad un corso di laurea in Informatica. È lì che si è fatto fotografare con il cellulare sempre in mano e le cuffiette auricolari, assediato dalle telefonate dei supporter. Era quello il posto giusto dove godersi la cronaca di un trionfo annunciato, che appunto alla fine gli fa dire: «Sono molto contento dell'ampio consenso ottenuto sin dal primo turno perché è segno che il nostro ateneo è più unito di quanto alcuni non pensassero».

Perché ogni lettura o previsione su una possibile rimonta di Giuseppe Iannaccone dopo il primo turno è stata spazzata via dai numeri. Mancarella, che entrerà in carica dal primo novembre, vince il secondo turno - diventato di fatto un ballottaggio dopo il ritiro del grecista Mauro Tulli - conquistando 945 preferenze contro le 571 ottenute dall’ingegnere elettronico. Un risultato storico, mai nessuno come lui. L’outsider di 48 anni che ha puntato tutto sul cambiamento come unica ricetta al «declino», e sull’inversione di rotta rispetto alle politiche di Augello, non ha convinto.

Iannaccone, che ieri ha telefonato al nuovo rettore per complimentarsi, raccoglie meno della somma dei voti strappati da lui e dagli altri due candidati, Tulli e Donato Aquaro, nel primo turno. Messo insieme, il fronte anti-Mancarella aveva totalizzato 695 preferenze, 124 più di quante ne abbia raccolte questa settimana l’ingegnere.

Forse un risultato su cui ha inciso anche un pizzico di astensione in più rispetto al primo round, ma un chiaro segno della capacità di Mancarella di far esplodere i propri consensi, probabilmente anche convicendo qualche elettore a cambiare campo e, appunto, “carro”. Una dimostrazione di forza e di solidità testimoniata anche dal diluvio di post con cui ieri docenti, studenti, ricercatori ma pure manager, assessori, consiglieri comunali, esponenti politici si sono complimentati col prof. Cosa non si fa per un selfie con un Magnifico.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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