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Ericsson, gli esuberi portano in strada ingegneri e informatici

Ericsson, gli esuberi portano in strada ingegneri e informatici

Oltre ai nove in mobilità ci sono i trenta trasferiti a Genova Francese (Cgil): «La multinazionale lucra sui finanziamenti»

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PISA. Cervelli in esubero. «Ericsson: prende i soldi e scappa»: è racchiusa tutta in uno striscione la rabbia dei 53 dipendenti (ingegneri, matematici e informatici) del Centro ricerche Ericsson di Pisa, la multinazionale svedese della telefonia e delle tecnologie della comunicazione che lunedì scorso ha aperto una procedura di mobilità per 9 lavoratori prevedendo il trasferimento di altri 30 a Genova dove, allo stesso tempo, la società ha annunciato decine di licenziamenti nell'ambito di un processo di ristrutturazione nazionale che coinvolge oltre 300 lavoratori.

Rabbia e preoccupazione, ma anche un monito alle istituzioni. Le stesse che da circa 15 anni (la multinazionale è presente nell'area di ricerca di San Cataldo dal 2001) finanziano la multinazionale che «dopo aver preso i soldi, adesso scappa rovinando decine di famiglie e beffando le istituzioni», accusano i lavoratori che per la prima volta ieri hanno incrociato le braccia e sono scesi in strada per contestare il piano della società, bloccando le strade intorno all'area di ricerca. «Da diverso tempo - spiega Davide Alfonso, Rsu dello stabilimento - c'erano segnali negativi. Da almeno due anni, la Ericsson ha tagliato i finanziamenti per alcuni prodotti ed in particolare per quelli ottici che vengono sviluppati soprattutto a Pisa. Nessuno, però, si aspettava questo epilogo. Questo sito è la dimostrazione che i "cervelli" possono lavorare anche in Italia, senza scappare all'estero, ma la sensazione è che siano stati utilizzati per raccattare finanziamenti pubblici». Regione e Miur hanno finanziato con decine di milioni di euro i progetti sviluppati dalla Ericsson all'ombra della Torre in collaborazione con altri enti di ricerca, in particolare con il Tecip della Scuola Superiore Sant'Anna e il Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni, che hanno permesso di far raggiungere all'Italia il record mondiale di velocità di trasmissione in rete (un Terabit al secondo), di sviluppare la rete di trasferimenti dati ultraveloce (5G) ed altre decine di innovativi progetti e brevetti. A frenare la completa dismissione del laboratorio è probabilmente il finanziamento di oltre tre milioni di euro che la Regione dovrebbe concedere per un progetto presentato lo scorso anno.

Dopo un presidio all'interno dell'area di ricerca, i lavoratori - che chiedono «un intervento della Regione Toscana e del Comune di Pisa per salvaguardare una realtà attiva dal punto di vista industriale e della ricerca» - si sono mossi in corteo con i rappresentanti sindacali della Cgil fino alla rotonda tra via Moruzzi e via di Pratale, dove la rabbia si è materializzata in un blocco stradale di alcuni minuti. «Oggi (ieri, ndr) è l'inizio di una mobilitazione che costruiremo in modo compatto e determinato contro una società che cerca di lucrare sui finanziamenti pubblici senza alcuna garanzia per i lavoratori e i progetti che sviluppano - accusa Gianfranco Francese, segretario della Cgil di Pisa -. Dal 2007, la Ericsson ha aperto 13 procedure di mobilità: o siamo di fronte ad una multinazionale che bara o ad un'azienda gestita da incapaci. A Pisa dichiara nove esuberi, ma in realtà con i trasferimenti diventeranno molti di più. Non siamo d'accordo a gestire i lavoratori come pacchi da spostare: la Ericsson deve sapere che è oggi è solo l'inizio di un'ampia mobilitazione e di una vertenza alla quale le istituzioni hanno già dichiarato il loro appoggio».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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