Il Tirreno

Pisa

LA NOTTE PISANA PIÙ LUNGA TRA RIFLETTORI E FUMOGENI

di DANILO RENZULLO

di DANILO RENZULLO «Mi ritorni in mente...Bella come sei». Un déjà vu. Un ricordo passato che diventa dolce realtà. C'è questo e molto di più all'Arena Garibaldi, illuminata dai riflettori e dai...

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di DANILO RENZULLO

«Mi ritorni in mente...Bella come sei». Un déjà vu. Un ricordo passato che diventa dolce realtà. C'è questo e molto di più all'Arena Garibaldi, illuminata dai riflettori e dai fumogeni delle migliaia di tifosi, famiglie e bambini che si sono ritrovati nel fortino nerazzurro al termine di una giornata al cardiopalma, culminata con quell'urlo di gioia che all'ombra della Torre mancava da sette anni. Bella come allora e forse ancora di più. Perché conquistata alla fine di un campionato in cui il Pisa ha saputo imporre la forza del proprio gioco, la grinta del proprio allenatore e la spinta del proprio pubblico. Dentro, fuori e lontano dalle mura amiche. L'hanno abbandonata subito dopo il triplice fischio dell'arbitro, dando vita ad un corteo di emozioni e colori che è terminato sui lungarni con una lunga, emozionante, festa. L'hanno ripopolata poche ore dopo, in attesa dell'arrivo della squadra. L'Arena Garibaldi è una bolgia. Ancora una volta. Anche di notte. La curva Nord piena come non mai. La gradinata popolata a metà. Da migliaia di cuori nerazzurri, entusiasti e festanti. Gli stessi stampati sulle magliette, disegnati sulle gote rosse di emozione e impressi sugli striscioni, che giurano fedeltà eterna a quei due colori. Che hanno contribuito a scrivere una notte già passata alla storia. Calcistica e non. La lunga attesa dell'arrivo della squadra ingannata dallo sventolio di centinaia di bandiere e sciarpette. L'Arena è un tripudio di colori ed allegria. Poi l'urlo finale, quando Mannini e compagni sono tornati a calcare il prato dell'impianto di Porta a Lucca. Non per affrontare sul campo un'altra battaglia, ma per condividere con la città la vittoria di una guerra. Durata un'intera stagione e culminata con l'accesso nel paradiso della B. I gradoni della curva Nord non riescono a contenere l'entusiasmo delle centinaia di supporters che un po' alla volta invadono il prato per abbracciare, baciare e immortalare in una foto i propri beniamini. Ma anche per portarsi a casa un pezzo di serie B, materializzata in un quadrato di rete delle porte o in una zolla di terra. Un silenzio irreale avvolge lo stadio. A parlare questa volta è Gattuso. Che da un microfono esalta i propri giocatori e la tifoseria, giurando fedeltà (almeno per la prossima stagione) ai colori nerazzurri e alla città. La sua grinta probabilmente non basterà ad assicurargli un altro campionato all'ombra della Torre. Ma questa è un'altra storia. Adesso c'è da festeggiare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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