Il Tirreno

Pisa

Industriali critici con Renzi «Ascolti le nostre esigenze»

di Emilio Chiorazzo
Industriali critici con Renzi «Ascolti le nostre esigenze»

Il presidente di Confindustria pisana Federighi: «Troppe norme, spesso difficili da attuare. E la ripresa che ci viene raccontata, in realtà non c’è ancora»

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PISA. C’è un vento nuovo. Lo si avverte fin dalle prime parole della relazione del presidente dell’Unione Industriale Pisana, Federigo Federighi, all’assemblea generale che si è tenuta nell’auditorium “Giovanni Alberto Agnelli” di via Volturno. E alla quale ha presenziato anche il neo eletto presidente nazionale Vincenzo Boccia.

Un vento che sembra soffiare in direzione ostinata e contraria a quello dei mesi scorsi. Gli industriali pisani mettono a nudo una serie di criticità del governo Renzi ma, soprattutto, tracciano il proprio ruolo, rispetto ai temi più importanti dell’economia. «Questo governo – è l’avvio della relazione di Federighi – ha distribuito copiosamente, tra il 2014 e oggi, leggi e decreti. Per la maggior parte norme di non facile interpretazione. E incomplete perché spesso mancanti di decreto attuativi». Fa alcuni esempi: la riforma della cassa integrazione, con l’Inps in difficoltà di accoglienza informatica; l’annuncio della bolletta Enel cumulativa con l’abbonamento Rai con «ricadute operative non previste. Veniamo rassicurati che viviamo in un Paese che sta “svoltando” – prosegue Federighi – Ma per l’Europa continuiamo a essere un Paese sotto “meccanismo di allerta”. Il Def ha abbassato le ambizioni di crescita: non ci sembra ci siano motivi per rallegrarsene».

Anche sul Jobs act, Federighi indirizza qualche critica. «Non ci associamo all’entusiasmo sui risultati occupazionali mensili capaci di spostare solo di frazioni di punto il dato complessivo. Rimaniamo il Paese tra quelli industrializzati con la più bassa produttività del lavoro. Questo frena il miglioramento della competitività. Lo scenario impone la fine di annunci a effetto e dichiarazioni improntate all’ottimismo. È legittimo interrogarsi su come trasmettere un livello di conoscenza sui fatti di impresa e sul mondo nel quale le nostre aziende operano».

Non solo critiche, però. Il presidente degli Industriali pisani cerca di segnalare priorità e proposte dal suo punto di vista.

Rapporto con le istituzioni pubbliche. «Un esempio per renderle più efficienti può venire dai Centri per l’impiego – spiega – a Pisa abbiamo avviato collaborazioni per formare competenze con frutti apprezzabili sull’orientamento. Tutto, però, è scomparso rapidamente, con le incertezze normative ultime. Serve riprendere questo rapporto, per far conoscere quali sono le esigenze delle imprese».

Rapporto con le parti sociali. «Il percorso è stato faticoso, fino a oggi. Si deve sviluppare un dialogo non tradizionale tra le parti sociali. Si devono definire accordi quadro territoriali su alcuni temi fondamentali e di riferimento per le imprese, superando i tempi e i riti della negoziazione aziendale: la modulazione di orari di lavoro per necessità settoriali, modelli di welfare dove far confluire incrementi salariali, risultati di accordi sul salario variabile, con vantaggi fiscali e contributivi per aziende e lavoratori. O accordi in deroga ai contratti nazionali per aree o settori in crisi o in sviluppo».

Per il presidente degli Industriali deve esserci un rapporto tra formazione e informazione.

Il rapporto tra impresa e credito. «Una vecchia proposta che aiuta a superare il muro di diffidenza nel rapporto banca-impresa. Già fatta ma inascoltata: i dirigenti bancari trarrebbero un vantaggio se conoscessero, con incontri periodici, le specificità, i rischi e le opportunità dei settori. Eviteremmo crediti negati per incomprensione degli elementi economici, per una non corretta valutazione dei rischi reali dei settori, spesso acquisita dalla stampa».

Il presidente nazionale Vincenzo Boccia riprende, nel suo intervento i temi di Federighi. «Questa non è ripresa, solo l’inizio di un percorso - dice - Alcune cose sono state fatte. Ora occorre guardare avanti. Noi intanto possiamo fare il salto da produttori a imprenditori: non solo saper fare, ma saper fare cose eccellenti. Come Confindustria dobbiamo fare proposte capaci di far crescere il Paese: dobbiamo tornare, in questo, allo spirito del dopoguerra. E ogni proposta deve dare indicazioni anche su dove reperire le risorse che servono. Ma, soprattutto, dobbiamo essere equidistanti dai partiti, e non dalla politica».

Con i sindacati, dice Boccia, «dobbiamo costruire il ciclo virtuoso dell’economia: dare più salario significa dare occupazione e più domanda interna. Il governo, dal canto suo, intervenga sulla questione fiscale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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