Sicurezza
Bandiere, canti, balli il big bang è sui lungarni
L’esultanza esplode in centro. In piazza Garibaldi e Ponte di Mezzo si riuniscono migliaia di persone per celebrare la promozione
PISA. La fila parte come minimo dalla Cittadella, il tasso di Pm10 stasera è salito di pari passo con la frequenza dei battiti. È passata un’oretta dalla fine della partita e le centraline del cuore potrebbero esplodere da un momento all’altro, l’Arpat ha già dichiarato il 12 giugno 2016 il giorno dei record. Così alto non l’ha mai misurato nessuno. No, che smog, l’orgoglio, si capisce. Lo senti nell’aria, è l’ossigeno di questa notte.
No, stasera non c’è nulla che possa inquinare la gioia. Saremo tutti inchiodati ai sedili e costretti a procedere a passo di bradipo, con i radiatori che potrebbero scoppiare da un momento all’altro, ma alla Torre vacci te. La vera Pisa s’è raccolta qui. D’istinto s’è riversata nell’Arno valley. Gattuso, Varela, Peralta l’hanno perfino ribaltati i lungarni. Gli hanno cambiato verso. Ognuno va nella direzione che vuole. Tanto non va da nessuna parte. Nello specchietto sono scorse ormai tutte le gradazioni del tramonto: l’arancio infuocato e appena sporcato dalle nuvole, il cremisi, il violaceo e l’indaco, e alla fine al crepuscolo guarda guarda, quasi quasi stasera il cielo sopra Pisa sembra nerazzurro.
E alla fine anche noi ci ritroviamo nella bolgia. Trombe, urla, bandiere che sventolano dappertutto, i ragazzi che urlano «Stasera la piglio grossa», un tifoso che ha scritto su uno striscione «Don’t worry B happy», gruppi organizzati sui cassoni dai camioncini, la musica a palla dappertutto, i bambini tenuti per le gambe dai babbi e usati come selfie stick sbucano dai tettucci e i finestrini delle auto urlando «Firenze m..., immortalano il momento; le mamme con le t-shirt formato Arena, con le croci bianche in campo rosso, o con le magliette dei giocatori, e chissenefrega stasera del trucco e dello struscio fra le vetrine, stasera piazza Garibaldi e Borgo Stretto sembrano un bollitore di emozioni. E vabbé, il traffico è in tilt, un serpentone di auto immobile blocca la circolazione, eppure altro che movida, stasera è un terremoto, questo è il più grande spettacolo dopo il big bang di Foggia, il Ponte di Mezzo è una discoteca a cielo aperto, c’è una tribù che balla sulla grande vittoria. Una specie di sabba della pisanità. Perfino uno che non è pisano, dopo cinque minuti qui non resisterebbe alla tentazione di farsi esplodere le corde vocali gridando «Livorno chi?». È sempre stato così. Certo, alla spicciolata, i tifosi ieri sono passati nel rettangolo dei Miracoli ad omaggiare la Torre, il selfie d’onore, ché in fondo il simbolo globale della città nel mondo per una volta non è più e non solo l’attrazione fotografica più ambita nel grand tour italiano dei turisti stranieri. Ma è difficile che i tuoi ricordi di bambino, ragazzo, adulto siano legati al monumento; quello serve solo a ricordarti che il capoluogo di provincia qui non è una marca ma un regno, ma se c’è un luogo della condivisione non può che essere questo incrocio, dove sei passato un sacco di volte per andare a scuola, all’università, dove ti sei dato il primo appuntamento, dove batte il cuore della città. Dove non vedevi l’ora di poter urlare a squarciagola, una volta nella vita, abbracciando un amico o chi ami, «Pisa alé, Pisa alé, Pisa alé alé».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
