Il dolore
Zakir, imputato-latitante processato a settembre
Fissata la prima udienza in Corte d’Assise per l’aggressore del lavapiatti bengalese Il camionista accusato di omicidio preterintenzionale è irreperibile dall’aprile 2014
PISA. Dopo il rinvio a giudizio di marzo, ora arriva anche la data della prima udienza in Corte d’Assise: il 19 settembre si aprirà il processo con un imputato per omicidio preterintenzionale latitante da oltre due anni.
Si chiama Hamza Hamrouni, 28 anni, autotrasportatore tunisino, residente all'epoca dei fatti a San Lorenzo a Pagnatico nel comune di Cascina. Dall’aprile 2014 è tornato nel suo Paese d’origine inseguito da un mandato di cattura finora mai eseguito per la morte di Zakir Hossain, lavapiatti bengalese di 34 anni, colpito a morte in Corso Italia con un pugno la notte tra domenica 13 e lunedì 14 aprile.
Ieri mattina il gup, Elsa Iadaresta ha fissato la data della prima udienza del dibattimento davanti alla Corte d’Assise (due giudici togati e sei popolari) per un processo in contumacia con un avvocato d’ufficio, l’accusa sostenuta dal pm Giovanni Porpora e la parte civile, i familiari della vittima (la moglie ha già ottenuto un vitalizio dall’Inail di 2.500 euro mensili, ndr), rappresentati dall’avvocato Giovanni Frullano. Un processo a un nome per arrivare a una sentenza che stabilisca un principio. É ancora remota la possibilità che Hamrouni venga estradato in Italia dove vive la mamma e il fratellastro minorenne, avuto dalla donna con l’ex sindaco di un comune del Pisano. Per il ragazzino, accusato di favoreggiamento, il procedimento è aperto davanti al Tribunale per i minorenni.
Ha, invece, ottenuto la messa alla prova Simone Tabbita, 24 anni, residente nella stessa frazione di Hamrouni, magazziniere in una ditta a Pontedera, accusato di favoreggiamento personale. Si tratta di una sospensione del processo. Una sorta di apertura di credito prevista dalla legge per particolari reati. Tabbita, difeso dall'avvocato Gabriele Marcello, dovrà trascorrere diversi giorni alla settimana, dalle 8 alle 14, al servizio di un'associazione di volontariato e al termine del periodo stabilito dal giudice l'Uepe (ufficio esecuzione penale esterna) valuterà il percorso di ravvedimento del giovane. Se l'esito sarà riconosciuto positivo, il reato verrà dichiarato estinto. Zakir, lavapiatti bengalese di 34 anni, venne colpito da Hamza mentre era fermo in Corso Italia, sotto l'arco di via San Bernardo. Aveva finito di lavorare nel ristorante Tanduri e stava aspettando un amico per tornare a casa. Erano circa le 1,30 tra la domenica 13 e il lunedì 14 aprile 2014. Le immagini della videosorveglianza raccontano di un'aggressione gratuita. Si vede un gruppetto che cammina in Corso Italia diretto verso il ponte di Mezzo. Zakir è fermo. Gli si avvicina Hamrouni che, dopo avergli parlato sul viso con fare da bullo, sferra un pugno al volto del bengalese che si accascia come un sacco vuoto picchiando anche la testa nello spigolo del muro tra via San Bernardo e Corso Italia. Il crollo del bersaglio scelto a caso mette in fuga il gruppo (Hamza, Tabbita, il minore più un altro amico estraneo all'episodio). Il lavapiatti muore martedì 15 aprile. Lo stesso giorno il suo aggressore vola in Tunisia da dove non si è più mosso diventando un latitante ricercato per omicidio preterintenzionale. Moglie e figli non vedevano Zakir dal 2009. Cinque anni di attesa. Solo telefonate e invio di soldi per sostenere una famiglia numerosa. Sarebbe tornato nel suo Paese entro l’anno, il mite lavapiatti il cui destino ha incrociato quello di un pugno assassino. E i suoi familiari lo hanno potuto vedere solo in una bara.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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