La manifestazione
Pisa, un altro Nacho e 10mila km d’amore
Castillo, tornato in Argentina, segue ancora i nerazzurri
PISA. Un Nacho argentino con 21 gol proiettò il Pisa ai limiti della serie A nel 2008 ed un altro Nacho uruguaiano con metà segnature (11) ha lanciato la squadra nerazzurra in volata verso il traguardo della B. Ma fra loro si conoscono? «Non lo conosco personalmente - ci spiega Castillo, parlando dell’omonimo Lores Varela direttamente dalla madre patria dove è tornato a vivere - ma so che gioca bene e che fa gol». Nacho Castillo, 41 anni a novembre, ha appeso le scarpette al chiodo ed iniziato la sua seconda vita calcistica: «Ho cominciato ad allenare una squadra under 15 nella città di Tandil, dove abito». Il sogno nel cassetto, dichiarato fin dalla brillante stagione nerazzurra, era tornare in Argentina per completare gli studi in Economia e Commercio, interrotti per trasferirsi in Italia nel 2001: «E’ vero, il pensiero era finire, ma non ho ripreso a studiare perché ho preferito fare altre cose». Nei programmi a medio termine c’è ancora il Belpaese: «Voglio tornare, ma solo quando avrò fatto esperienza. Voglio essere preparato per giocarmi bene le mie carte».
Concretezza e determinazione sono le stesse doti che hanno permesso al sudamericano di resistere, a suon di gol, nei campionati dilettantistici, dove a lungo è rimasto bloccato dai regolamenti a causa del passaporto extracomunitario, prima di spiccare rapidamente il volo fino alla serie A, gustata negli anni della maturità a Lecce, Firenze e Bari. E il Pisa che posto occupa nel suo cuore? «Io seguo tutto. So tutto del Pisa. Con Gabriel Raimondi parliamo sempre. E’ un amico. Il Pisa è uno dei nostri argomenti». Il tre è il numero perfetto per l’ex numero 9 sudamericano. Castillo era infatti la punta di diamante di due terzetti, quello degli inseparabili argentini formato con Raimondi e Zavagno, e quello delle punte, in una fantastica intesa con Kutuzov e Cerci. Qual era il segreto del trio delle meraviglie? «Più che di tre giocatori, il segreto della formazione titolare era aver lavorato insieme fin dal primo giorno di ritiro. Credo sia l’aspetto più importante per una squadra». Non a caso gli infortuni prima di Cerci e poi di Kutuzov frantumarono tutti i sogni di gloria. Nel Lecce, che prima eliminò il Pisa dai playoff per la A e che poi accolse Castillo (ceduto dal presidente Pomponi per far cassa), militava il brasiliano Angelo, una delle più valide carte che De Zerbi si giocherà nella finale di ritorno. «Angelo - ci spiega il Nacho argentino - è un terzino destro con molta gamba, buona visione di gioco e buoni cross».
Con un giovanissimo Di Tacchio l’ex attaccante ha condiviso sei mesi alla Fiorentina a fine 2009: «Si allenava con noi. Approfitto per salutarlo». In campo si sfideranno molti ex rivali di Castillo: Coletti, Agnelli, Chiricò. «So chi sono i giocatori del Foggia. Una buona squadra. Conosco bene anche Cani, Lisuzzo e Mannini. Ricordo anche i due allenatori: ho giocato contro Gattuso e De Zerbi. Sono stati due grandi calciatori». Sa inoltre qual è il clima calcistico della Puglia (avendo militato in Brindisi, Nardò, Gallipoli, Lecce e Bari), ma non dubita della forza di nervi che i nerazzurri sapranno opporre allo stadio Zaccheria di Foggia: «Non penso che il Pisa avrà problemi di condizionamento, perché anche all’Arena si gioca davanti a molta gente. I calciatori sono abituati». Un commento alla nomina di Giampiero Ventura a commissario tecnico azzurro: «Penso si sia voluto dare continuità al lavoro di Conte, facendo come a Bari, quando Ventura arrivò dopo Conte, portando risultati». Il commiato con una promessa: «Vorrei salutare tutti i pisani e dire loro che un giorno tornerò».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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