Gioco
Mancarella a un passo dal Rettorato l’erede di Augello fa il pieno di voti
L’ex prorettore alla didattica vince il primo turno con 879 voti e sfiora il quorum per l’incoronazione Non sfonda il fronte degli avversari, che convergeranno su Iannaccone al ballottaggio. Tulli si ritira
PISA. La prima telefonata in uscita alla moglie, poi un messaggino ai figli. «Dopo la fatica fatta in questi mesi...». La prima in entrata invece l’ha ricevuta «da un collega di dipartimento impegnato all’estero», racconta Paolo Mancarella. E sarà un caso, ma ancora una volta l’informatico, il prof che ha praticamente scalato l’ateneo lasciandosi alle spalle una flotta di avversari disorientati, confusi e quasi alla deriva di una rotta strategica tutta da ricalibrare, dimostra un’oculatezza e una astuzia quasi impareggiabili nella narrazione della sua corsa al Rettorato. Chi sta dalla sua parte lo segue anche se è distante, intorno al nuovo rettore in pectore si è raccolto non solo un consenso convinto ma anche appassionato, sembra suggerire quel racconto.
E a dimostrarlo c’è il pieno di voti che neppure l’ex prorettore alla didattica aveva messo in conto di riuscire a catalizzare. Almeno non al primo turno. E a chi gli chiede della squadra di governo, ecco servita un’altra risposta da perfetto spin doctor di se stesso: «Macché, non ci ho ancora pensato. Certamente i prorettori saranno persone di grande valore professionale ma anche umano». Ora si gode il primo trionfo. «Sono veramente colpito, non mi aspettavo un risultato così netto, mi sembra che i numeri parlino abbastanza chiaramente», dice a caldo dopo lo scrutinio elettronico. I numeri dicono che quella ottenuta da Mancarella è una slavina di consensi che sancisce una incoronazione quasi certa al secondo turno. Ci si aspettava un'affermazione del docente di Informatica, fin dall’inizio della campagna elettorale considerato l’erede del rettore uscente Massimo Augello e il favorito, ma non così netta. Mancarella invece conquista il primo turno delle elezioni per il rinnovo del Rettorato dell'Università di Pisa con 879 voti, un passo dai 921 voti (la metà degli aventi diritto) che gli avrebbero subito garantito la poltrona da capo dell'ateneo. L'informatico di 56 anni è forse uno dei pochi candidati per la successione a Palazzo alla Giornata nella storia dell’università ad aver ottenuto tanto al primo round, soprattutto se si rapporta questa elezione a quelle in cui la sfida per la successione si è giocata con quattro competitor come in questo caso. E se da una parte un successo così ampio legittima la sua visione di università («un modello in cui ricerca e didattica hanno pari dignità e aspirano ad essere di alto livello», dice) - l’unica proposta peraltro ad aver ricevuto un supporto quasi unanime degli studenti -, dall’altra riflette il fallimento della strategia anti-Mancarella (in filigrana soprattutto anti-Augello) con cui ha condotto la sfida il fronte avversario.
Non sembra aver convinto Giuseppe Iannaccone: con 329 voti, l'ingegnere elettronico di 48 anni che in questi mesi ha provato a scuotere l'elettorato parlando della necessità di un rinnovamento centrato sulla suggestione di poter far diventare «Pisa come Cambridge» si piazza al secondo posto.
Ancora peggio per Mauro Tulli. Sebbene abbia i numeri per andare al secondo turno, al grecista compassato, dalla dialettica professorale, si piazza terzo con appena 253 voti, non resta che cedere il passo dopo aver scoperto di essere riuscito a convincere soltanto gli elettori della propria area disciplinare, gli umanisti, e qualche scampolo di ateneo. Fuori dai giochi Donato Aquaro. L’ingegnere nucleare pare aver rosicchiato qualche consenso al dirimpettaio Iannaccone, ma con 113 voti non raggiunge il quorum del 10% dei voti esprimibili necessario per accedere alla seconda tornata. Tutti e tre proprio alla vigilia del voto, il 25 maggio, annunciarono di voler stringere un’alleanza anti-Mancarella per "cambiare rotta" all'università. Ma la rivelazione dell’esistenza di un asse - seppure un’ammissione di realismo - ora ha il sapore di un boomerang. Pur di battere il “delfino” avrebbero fatto convergere i loro voti sul candidato con maggiori chance.
E fra Iannaccone e Tulli, sarà il secondo a ritirarsi. È il primo ad essere stato designato per un ballottaggio anticipato la prossima settimana (si vota dal 13 al 16 giugno), quando la comunità di prof, ricercatori, studenti e dipendenti dell'ateneo verrà chiamata di nuovo ad esprimersi. Una mossa prevedibile. Il divario fra i tre e Mancarella suggerisce la strada della polarizzazione dei programmi e delle visioni come l’unica in grado di poter far sperare in un ribaltone da fantaelezioni. Dunque al bivio, se c’è una speranza, è forse rappresentata dall’ingegnere. Iannaccone ha una settimana scarsa per convincere gli astenuti (pochi, visto che hanno votato 2.572 persone, cioè l’80,78% degli aventi diritto) che uno dei rettori più giovani d'Italia potrebbe fare meglio di quanto non prometta l’informatico. «Io vado avanti col mio programma, ci provo», dice l’elettronico. Ma il prof lo sa: è una missione impossibile. Tanto da far dire a Mancarella: «No, non sento già la vittoria in tasca, ma certo ci sono più vicino di prima. Inutile negarlo».
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