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Pisa

Trovato morto il pensionato sparito

Trovato morto il pensionato sparito

Il corpo in un fosso. Il volto martoriato e le scarpe accanto al cadavere. L’ex moglie: «Soffriva di amnesie, forse è caduto»

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CALCI. Il volto martoriato dal mento alla calotta cranica, le scarpe a poca distanza dal corpo. È stato un operaio impegnato a pulire l’area per ospitare alcuni cavalli a imbattersi ieri mattina in un fossato nel cadavere in avanzato stato di decomposizione di Francesco Davoli, 68 anni, bancario in pensione, residente a Pisa. Una caduta accidentale dal ciglio dello stradello, in via delle Casaline sopra l’abitato di Calci, o la volontà di farla finita. Due epiloghi che per gli inquirenti escluderebbero scenari con altre persone coinvolte. L’unico dubbio, che potrà essere chiarito dall’autopsia in programma domani, riguarda le ferite al volto. L’ipotesi di qualche animale selvatico che possa essere accanito su Davoli è plausibile. Ma il fatto che il resto del corpo, dalle mani all’addome rimasto scoperto, non sia stato aggredito lascia un margine di dubbio che il medico potrà sciogliere. Stando a quanto riferito dagli inquirenti sul corpo non ci sono segni di arma da sparo o di ferite da taglio. Condizioni che fanno propendere gli investigatori dell’Arma per un gesto volontario o una fatalità.

Era sparito dalla circolazione il 25 maggio, l’ex bancario, laureato in giurisprudenza, di cui si era occupata anche la trasmissione di Raitre “Chi l’ha visto?”. L’appello della ex moglie, con cui era rimasto in ottimi rapporti, era stato rilanciato a livello nazionale e la stessa compagna ieri mattina aveva distribuito i volantini con il volto di Davoli e il cellulare da chiamare in diverse piazze cittadine. Laura Fedele è stata raggiunta nella tarda mattinata dalla notizia che temeva, ma alla quale non voleva credere. L’hanno chiamata dalla questura dove aveva presentata la denuncia di scomparsa dell’ex marito. Il sopralluogo dei carabinieri di Calci e del nucleo operativo e radiomobile è andato avanti per ore con l’ausilio dei vigili del fuoco per recuperare la salma, rinvenuta ad almeno 400 metri dalla strada di campagna. Sul posto il capitano della Compagnia, capitano Cristina Spina, il tenente Andrea Barbieri del nucleo operativo e radiomobile e il medico legale, Luigi Papi. Sull’identità di Davoli sono stati sufficienti i documenti che aveva in tasca. Nella borsa da computer i carabinieri hanno trovato sei-sette flaconi di psicofarmaci e una trentina di accendini. L’ex bancario, tabagista accanito, capace di fumare anche tre pacchetti di sigarette al giorno, era ossessionato dalla mancanza di accendini. Di qui la scorsa industriale da cui non si separava mai. Il corpo si trova a medicina legale dove domani, su disposizione del magistrato di turno, Aldo Mantovani, saranno svolti i riscontri diagnostici per chiarire l’origine del decesso. Dal malore alle lesioni per la caduta o se ci sono soluzioni diverse per aprire altri contesti investigativi.

«Sono devastata dal dolore – si sfoga con il Tirreno l’ex moglie, già dirigente ospedaliera -. Francesco era una persona meravigliosa, sensibile e fragile. Aveva le sue ossessioni, come quella per gli accendini. Una delle sue vulnerabilità era anche la scarsa memoria. Per quello che mi ha riferito e per come lo conosco, l’idea che mi sono fatta è che abbia avuto un vuoto di memoria e non abbia saputo gestire una situazione di stress dopo essersi trovato in aperta campagna. Probabile la caduta dopo aver perso l’orientamento. Lo scriva nell’articolo: Francesco era una persona buonissima».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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