Finanza
«Riforma, ecco perché dico “no”»
Salvatore Settis presenta il suo libro sulla Costituzione da non toccare
PISA. «Questa riforma della Costituzione non s'ha da fare». L'archeologo Salvatore Settis scava in profondità nella riforma costituzionale "renziana" e trova i numeri del perché non si debba fare. «La Costituzione degli Stati Uniti fatta nel 1789 ha ricevuto in quasi 300 anni 27 emendamenti. Noi ci apprestiamo a cambiare ben 47 articoli su 139, in un colpo solo e dopo soli 80 anni, e l'articolo 70 della costituzione passa da 9 parole ad oltre 560 aggiungendo confusione ed incomprensione».
Settis era ieri a Pisa a presentare il suo libro "Costituzione! Perché attuarla è meglio che cambiarla", edito da Einaudi e con lui a criticare fortemente, la riforma costituzionale c'erano il professor Adriano Prosperi della Normale ed il costituzionalista Emanuele Rossi della Scuola Sant'Anna. Nessuno dei tre in realtà attacca direttamente il Governo Renzi «anche perché la riforma viene da lontano, viene dal Governo Berlusconi», dice Prosperi. «Non vorrei che la riforma costituzionale - interviene con puntualità "politica" Settis - visti i recenti risultati elettorali amministrativi, rappresenti una tavola imbandita per qualche altro che ci si siederà».
Settis che vorrebbe una vera e propria "pedagogia costituzionale" e cioè che la Costituzione venga conosciuta ed attuata ancor prima di essere cambiata, chiede alla platea: «Perché cambiare una costituzione ancor prima che venga attuata? Perché non è stato attuato l'articolo sul diritto al lavoro, alla sanità, all'istruzione?».
Il prof Settis, ex direttore della Normale, parla di una «costituzione che dovrebbe essere presbite. Si deve guardare lontano, una costituzione è fatta per durare, per avere uno sguardo lungo e non si può ragionare di due mesi in due mesi ma ciò non vuol dire che la Costituzione che abbiamo sia bella, la Costituzione non è un sonetto o una canzone, la nostra carta è un'architettura di principi, di diritti ed era nata dalla sofferenza, dalla fame, dalla miseria».
E sempre Settis fa l'esempio di una collana che basta che perda una sola perla per non essere più quella collana. «Si frantuma la Costituzione, e si frantumano i tempi ed i valori e veniamo chiamati a votare per fedeltà, senza sapere che cosa sia la Costituzione e ciò che viene modificato», prosegue Settis.
Interviene Rossi, dicendo: «Viviamo un paradosso e cioè che abbiamo preso coscienza della Costituzione nel momento in cui si cercava di scardinarla come negli anni '90». Prosperi è ancora più diretto: «La Costituzione è la nostra bibbia laica. Enrico Letta disse che la Costituzione è qualcosa che si muove coi tempi ed abbassò il profilo della Costituzione. Si è meritato la fine infausta del suo governo e va aggiunto che la riforma della Costituzione ci viene da lontano, ci viene da Berlusconi. È il vecchio adagio secondo cui la sinistra deve pagare i vizi e le spese della destra?».
La presentazione del volume di Settis (curato da Anna Fava), è stata organizzata dalla Libreria Pellegrini e si è tenuta al Palazzo dei Dodici dei Cavalieri di Santo Stefano.
Carlo Venturini
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