Proteste
Gozi torna libero dopo sei mesi in cella
Il teste che accusa Antonio Logli: «Ora voglio una vita normale». Farà volontariato in una cooperativa sociale
PISA. Le legge del contrappasso torna a invertire le sue pedine. Da Antonio Logli prosciolto e il suo accusatore Loris Gozi arrestato per l’esecuzione di una pena definitiva per fatti estranei al caso Ragusa, si passa ora al marito di Roberta che torna di nuovo davanti a un giudice per valutarne l’eventuale rinvio a giudizio e il superteste che ieri è uscito dal carcere.
Nella tarda mattinata Gozi ha salutato i compagni di cella con cui ha condiviso la detenzione al Don Bosco dal 7 dicembre scorso ed è tornato nella sua casa in via Gigli a Gello accanto alla moglie Anita Gombi e ai suoi figli.
«Voglio una vita normale». «Ora voglio una vita normale» ha detto al suo legale, l’avvocato Antonio Cozza che non nasconde la soddisfazione per un risultato che non era affatto scontato. «No, non era per niente sicuro che Loris uscisse – spiega il difensore -. Devo dire che abbiamo fatto un buono lavoro e, soprattutto, c’è stato un Tribunale di Sorveglianza che ci ha ascoltati». L’avvocato spiega in una nota che «Loris aveva già dato dimostrazione di avere cambiato stile di vita, anche con il coinvolgimento nel caso Ragusa, e lo stesso Tribunale ha riconosciuto questa tesi. Adesso dovrà affrontare un percorso di reinserimento nella società e non vede l'ora di confermare questo suo nuovo stile di vita improntato al rispetto della legalità».
Loris e il volontariato. Il Tribunale ha concesso al 38enne di etnia sinti l’affidamento in prova ai servizi sociali dopo aver scontato sei mesi di carcere e aver trovato un lavoro come giostraio alle dipendenze di un imprenditore della zona. Non solo. Gozi farà anche volontariato in una cooperativa pisana. Un impegno concreto per dimostrare quanto sia fondata la sua volontà di mettersi alle spalle errori del passato.
La condanna. Una sentenza pronunciata nell'aprile 2013 per un fatto del 2008. Il furto su un'auto in sosta, con rottura di un finestrino, di un computer portatile: pena di 3 anni. Un verdetto mai impugnato che la macchina giudiziaria aveva tradotto con la detenzione in una cella del Don Bosco. Un inciampo giudiziario che niente aveva a che vedere con la storia dell'imprenditrice di Gello, Roberta Ragusa, sparita nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 e mai ritrovata. Gozi giostraio in rotta con la sua famiglia di origine dopo la decisione di collaborare con gli inquirenti su uno dei gialli che hanno appassionato l'Italia, era e resta l'asso nella manica della Procura.
Le accuse a Logli. «L'ho visto in auto in via Gigli, la prima volta intorno a mezzanotte e mezzo e poi, ma non sono sicuro al cento per cento, intorno all'una mentre litigava con una donna poi fatta salire in macchina con la forza» è stato l'architrave della testimonianza di Gozi. Logli non ha mai modificato la sua versione: sono andato a letto intorno a mezzanotte e mezzo e mi sono svegliato alle 6,45 senza trovare Roberta. Versioni che per il primo gup, Giuseppe Laghezza, sono state sufficienti nel marzo 2015 a prosciogliere Logli per non aver commesso il fatto. I ricorsi di Procura e parti civili nelle scorse settimane hanno ottenuto dalla Cassazione un annullamento che riporta il marito di Roberta davanti a un nuovo giudice. I tempi? Di sicuro dopo l’estate, tra ottobre e novembre.
Errori e redenzione. Secondo l'avvocato, Gozi durante la tempesta, anche mediatica, aveva provato in tutti i modi a trovare un'occupazione stabile, «ma si è visto tutte le porte sbarrate. Il suo "senso civico", che lo ha indotto a riferire agli inquirenti ciò che era a sua conoscenza in relazione alla scomparsa di Roberta Ragusa, ha finito per nuocere alla sua persona, rendendogli pressoché impossibile il reperimento di un lavoro. In questo momento lui è sconfortato, ma ancora fiducioso nella giustizia e nelle tante persone che gli hanno dimostrato solidarietà e vicinanza e che, rompendo il muro di diffidenza, si sono rese disponibili a dargli una mano». Il malessere dei giorni successivi all’ingresso al Don Bosco è stato metabolizzato. Gozi da ieri è fuori dal carcere, affidato ai servizi sociali per due anni e mezzo. Un minimo errore, di quelli accumulati in passato, e il beneficio potrebbe essere revocato.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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