Sicurezza
«Più uniti se vogliamo vincere»
Mazzeo, vicesegretario regionale Pd: «Portiamo alle urne chi si è astenuto»
PISA. «Visto il quadro di riferimento nazionale direi che in provincia di Pisa il Pd ha avuto un risultato importante», dice Antonio Mazzeo, consigliere regionale e vicesegretario toscano del Partito democratico.
Mazzeo, bisogna fare però qualche differenza...
«Prima di tutto complimenti ai sindaci già eletti. Il segretario provinciale Alessio Lari a Buti ha stravinto passando in 5 anni da 30 a 600 voti di vantaggio. A Vecchiano il mix tra esperienza e novità ha premiato Massimiliano Angori in una sfida difficile contro un avversario giovane e preparato. A Santa Luce è stata vincente la nostra scelta di cambiare. Ora ci aspetta il ballottaggio a Cascina, ma siamo nettamente in testa e sono sicuro che Alessio Antonelli sarà confermato sindaco».
Pentiti per le primarie a Cascina?
«No. Le primarie a Cascina sono state fatte perché una parte di iscritti e militanti ha richiesto che fosse fatta una valutazione e noi avevamo il dovere di ascoltarli. Il fatto che abbiano coinvolto quasi 3mila persone ha significato misurare l’operato della classe dirigente non solo nel chiuso delle stanze, ma attraverso i cittadini. E il giorno dopo vincitori e vinti si sono messi insieme a lavorare per o Antonelli. Questo è il Pd che ci piace».
L’onorevole Fontanelli le ha giudicate un errore che ha indebolito il candidato Pd...
«Io le ritengo piuttosto una grande dimostrazione di disponibilità a confrontarsi e aprirsi al cambiamento anche da parte dell’amministrazione attuale. A chi le critica dico che se non lo avessimo fatto avremmo corso il rischio di avere, oggi, un risultato anche peggiore. L’assioma delle primarie che indeboliscono non regge: a Sansepolcro non le abbiamo fatte, eppure il sindaco uscente è andato al ballottaggio. Il punto ora è piuttosto un altro».
Ovvero cosa cambiare nella strategia pensando al ballottaggio...
«Da qui a domenica 19, se vogliamo vincere, dovremo essere ancora più uniti e spiegare la differenza tra la nostra storia e la nostra idea di governo e quella della destra becera e populista della Meloni e di Salvini, un progetto che anche il risultato di Roma ha dimostrato essere perdente. L’analisi di quello che ha funzionato e non ha funzionato la faremo dal 20 in poi, una volta vinte le elezioni».
Il dato dell’astensionismo è stato molto più alto della media regionale...
«Ecco, interroghiamoci su questo e lavoriamo tutti insieme per portare alle urne chi domenica non lo ha fatto. Facciamo capire a chi chiede un cambio di passo che può trovarlo nella proposta del Pd, non in uno slogan o una dichiarazione fatta con il copincolla e magari una maglietta con scritto Cascina».
Il ballottaggio a Cascina cosa insegna guardando in prospettiva Pisa?
«Che quando ci dividiamo e ci perdiamo in sterili polemiche al nostro interno siamo più deboli, mentre fuori si coalizzano storie politiche anche opposte e impossibilitate a governare pur di vederci perdere. Per questo servono meno personalismi e la scelta di figure che sappiano rappresentare bene il territorio a partire da quella del candidato sindaco attraverso le primarie. Conterà l’idea di dove vogliamo portare Pisa nei prossimi 10-15 anni: possiamo scegliere di tenerla chiusa nel suo recinto o farla tornare ad essere un punto di riferimento nell’elaborazione politica a livello nazionale. Lo stesso vale per Cascina: deve scegliere se essere con noi protagonista attiva o relegarsi con gli altri al ruolo di comprimaria».
Qualche settimana fa aveva teso la mano all’ex segretario provinciale Francesco Nocchi (SinistraDem): la ricetta per il futuro è spostare l’asse del Pd a sinistra?
«Non si può limitare la discussione a questo. Se guardiamo i comuni capoluogo a livello nazionale, al netto delle liste civiche, il Pd è ampiamente il primo partito. A sinistra, invece, le esperienze di Roma, Milano e Torino con Fassina, Airaudo e Rizzo hanno racimolato briciole. Credo che il Pd sia una grande casa che deve continuare ad avere radici solide che affondano anche a sinistra. Non possiamo ignorare il disagio di amici e compagni che hanno deciso di lasciarci o di mettersi “in panchina”. Il Pd è e resta anche casa loro e dal 20 lavoreremo ancora di più su un modello di comunità inclusiva».
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