Sicurezza
Gerbo non voleva sporgere denuncia
Oltre un’ora dopo la lite i dirigenti pugliesi hanno deciso di andare in ospedale dando il via alle indagini della questura
PISA. Non voleva sporgere denuncia il centrocampista del Foggia, Alberto Gerbo subito dopo la lite avvenuta intorno alle 22 davanti all’Hotel Continental a Tirrenia. È stata la società a decidere il trasferimento al pronto soccorso per un occhio nero dell’atleta che per i pugliesi è stato causato da un pugno durante un’aggressione in strada, mentre chi sostiene la pretestuosità del gesto cita prove filmate e fotografiche che lo fanno risalire a un contrasto con il portiere Narciso.
Ospedale e denuncia. Quando, dopo le 23, il calciatore è stato medicato dai sanitari di Cisanello anche la polizia è stata avvertita di quello che era successo. Con la denuncia (con 10 giorni di referto si procedere a querela di parte) è partita la ricostruzione della vicenda sia ascoltando i diretti interessati, sia acquisendo le informative dei carabinieri presenti per il servizio di scorta al pullman del Foggia. L’esitazione iniziale sulla denuncia da parte di Gerbo è uno degli elementi sui quali è possibile accreditare la volontà dei pugliesi di dare un seguito formale a una lite, in cui è rimasta coinvolta una famiglia e non il tifo organizzato pisani, che poteva chiudersi un secondo dopo l’ultimo spintone. Una reazione diventata il terminale di una giornata non solo conclusa con la sconfitta in campo, ma che per tifosi e dirigenza pugliese era iniziata con insulti e offese da parte dei supporter pisani.
Gerbo: non posso parlare. La versione del Foggia sul parapiglia a Tirrenia resta quella della società. Gerbo e i compagni di squadra sono blindati in un silenzio stampa che dura da 4 mesi.
Gerbo, volevamo sapere come era andati i fatti domenica sera.
«Guardi non posso parlare».
Va bene, ma può spiegare anche il suo punto di vista. Potrebbe essere utile per stemperare toni che da Foggia non sono proprio concilianti.
«C’è un addetto stampa della società. Non posso rilasciare dichiarazioni».
Non può dire niente di niente?
«Esatto. Per comunicazioni dovete rivolgersi all’addetto stampa». Clic. Tentativo di conversazione concluso. Su Facebook dalla mattina ha iniziato a circolare un post privato - non è stato possibile chiedere a Gerbo se autentico o meno - del suo profilo Instagram. Si tratta di una risposta data a un amico sulla lite. Si legge che «erano poche persone appostate fuori dall’hotel e non riguarda certo tutti i pisani. L’unica cosa che si poteva evitare erano i calci al pullman prima e dopo la partita e l’aggressione di quattro scemi fuori dall’hotel».
Qui Foggia. Un clima rovente. Meteorico e ambientale. È quanto dovranno aspettarsi i tanti supporter pisani che domenica raggiungeranno Foggia per assistere alla finalissima dei playoff che vale l'accesso alla cadetteria. Più che di calcio giocato, la vigilia della partita - iniziata subito dopo la sfida dell'andata all'ombra della Torre Pendente - è arroventata dalla rabbia dei satanelli per la cocente sconfitta subìta, per la presunta aggressione ai danni del centrocampista Alberto Gerbo e per quella che definiscono «un'accoglienza da Terzo Mondo». Siti web e social network veicolano i malumori, che spesso si trasformano in esplicite minacce. E nel calderone delle offese ci finiscono tutti: ultras, semplici tifosi e giornalisti. Da più parti invitati a «rimanere a casa». A nulla è servito il comunicato diffuso ieri dalla società pugliese, che invita a trasformare l'incontro in una festa dello sport. Anzi. Molti tifosi da tastiera si sono scagliati contro la dirigenza rossonera. «Non ci può essere la festa dello sport...oramai l'hanno compromessa (riferendosi ai pisani, ndr)», commentano i supporter rossoneri su Facebook. «Cara società sbaglio o solo pochi giorni fa a Pisa siete stati sputati, strattonati e cacciati di forza dalla tribuna? E ora queste stesse persone le accoglierete a braccia aperte? Mi auguro fortemente che questo sia solo il pensiero vostro e di pochi altri. Il rispetto genera rispetto, e i Pisani per noi non ne hanno avuto. Domenica è guerra» avverte un altro tifoso (o pseudo tale) commentando il comunicato del Foggia. «Giusto il comunicato della società dal punto di vista "politico", ma sapete già che così non sarà. Non so se vinceremo o perderemo, ma preparatevi pisani...sarà il vostro inferno». Un clima rovente che in molti casi oltrepassa il confine di tutto ciò che è ormai considerato ammissibile nel perimetro sportivo e del tifo organizzato (insulti, sfottò e minacce compresi) con alcuni tifosi "social" che invitano addirittura a boicottare (dal punto di vista turistico) Pisa.
Pietro Barghigiani
Danilo Renzullo
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