Sicurezza
L’aria è più serena nel club, ma a volte anche le polemiche...
PISA. Il Pisa non è bello se non è litigarello. I contrasti in società o fra dirigenza e allenatore non sono mai auspicabili alla vigilia di partite che valgono una stagione, ma al team nerazzurro...
PISA. Il Pisa non è bello se non è litigarello. I contrasti in società o fra dirigenza e allenatore non sono mai auspicabili alla vigilia di partite che valgono una stagione, ma al team nerazzurro curiosamente hanno sempre portato bene, soprattutto in occasione degli spareggi di fine stagione. Se il gruppo squadra-allenatore è saldo, può essere più forte di qualsiasi fibrillazione esterna. E la cordialità con cui si sono salutati Petroni e Lucchesi domenica potrebbe essere il segnale di una distensione nei rapporti fra i proprietari del Pisa.
LE IRE DI BRAGLIA. La promozione in B del 2007 non arrivò in un clima idilliaco: Piero Braglia, già andato su tutte le furie a gennaio dopo la cessione di Puggioni, era ai ferri corti con la dirigenza, non le mandava a dire al dg Marco Scarpelloni ("l'uomo con la cravatta") e si era già promesso alla Lucchese, eppure trascinò il Pisa in cadetteria, piegando Venezia e Monza, non due squadre qualunque.
IL CAOS DEL 2006. L'anno prima i nerazzurri avevano evitato la retrocessione ai playout, al termine di una stagione surreale. Quattro cambi di allenatore: Domenicali,Toma-Mariani, Mariani da solo, di nuovo Domenicali, infine Toma-Mileti. Una più ampia girandola di nomi in dirigenza: prima Accardi-Onorati, poi Petrachi, che momentaneamente abbandonò in contrasto con Dino De Megni (allora suocero del presidente Covarelli), Londrosi, Pecchi ed infine Scarpelloni, con Petrachi di nuovo pienamente in sella. Un caos assoluto. Anche nel 2008, quando il Pisa sognava la B pur gravato dalle assenze di Cerci e Kutuzov, il clima fra proprietà, dirigenza ed allenatore non era di piena concordia: Covarelli non gradì il turn over proposto da Ventura nella gara conclusiva a Bologna, perché avrebbe voluto battere i felsinei, in evidente debito di ossigeno, per incontrarli nuovamente nei playoff al posto del coriaceo Lecce di Papadopulo, che infatti ebbe la meglio in semifinale.
ARMONIA ED INSUCCESSO. Il Pisa, apparentemente, arrivò in piena condivisione di intenti ai playoff del 2000 e del 2003, ma a gioire furono rispettivamente Brescello e Albinoleffe. Nel 2013 e nel 2014 il team nerazzurro seppe superare crisi tecniche non proprio indolori, ricompattandosi intorno a condottieri senza paura come Pagliari e Menichini, ma in campo la dea bendata premiò Latina e Frosinone. (m.b.)
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