Gioco
Una valanga di firme per mantenere i frati a Tirrenia
Il 30 settembre dovranno lasciare il convento, ma la comunità spera in una risposta del Papa alla lettera inviatagli dai fedeli
TIRRENIA. Ormai è ufficiale: il 30 settembre i frati francescani della chiesa di Tirrenia dovranno lasciare il convento, ma la comunità spera ancora nella risposta di papa Francesco alla lettera inviatagli dalla parrocchiana e avvocato Antonella Signorini a nome di tutti i fedeli. Infatti, nella lettera inviata al Santo Padre gli si chiede d’intercedere affinché i frati possano rimanere nella parrocchia nella quale sono presenti fin dal 1948. Quando quasi due mesi fa è stata imbucata la lettera indirizzata al Papa, in tutta Tirrenia erano già state raccolte più di 500 firme documentate (che sono state allegate alla missiva) a sostegno della richiesta di far rimanere i frati francescani nella loro chiesa. La raccolta è ancora in corso e sono già pronte altre centinai di firme a dimostrazione che la comunità è preoccupata e che sostiene pienamente l’iniziativa. Tra i firmatari anche molte persone che vengono abitualmente a trascorrere le vacanze a Tirrenia.
La petizione e le lettere indirizzate sia al Padre Generale dei Frati Conventuali sia a papa Francesco, sono un’idea dell’avvocato Antonella Signorini che ha agito di propria iniziativa senza il coinvolgimento dei frati, e per portare a termine questa iniziativa ha potuto contare anche sull’appoggio di altre due parrocchiane, Maria Assunta Ottaviani e Lorena Santocchi Giusti che si sono adoperate per portare e andare a ritirare i fogli per la raccolta firme nei vari negozi. «Senza di loro non sarei mai riuscita a concretizzare questa iniziativa a sostegno dei nostri frati - spiega l’avvocato -. In questi ultimi anni mio padre è stato molto malato e i frati hanno rappresentato un sostegno per tutta la mia famiglia. Ora che si prospetta l’eventualità che debbano lasciare la nostra parrocchia, mi sono domandata quante famiglie sarebbero rimaste senza quel conforto che è necessario a chi si trova a vivere il dramma di un congiunto malato come è accaduto a me e così ho deciso di fare qualcosa. A questo aspetto bisogna aggiungere anche quello più pratico del sostegno quotidiano che i frati danno a circa cinquanta famiglie bisognose della parrocchia con aiuti alimentari e altro di cui possono avere bisogno. Che fine farebbero queste persone se i frati andassero via? Chi penserà a loro?».
I frati dunque svolgono anche una funzione sociale oltre che pastorale in questo territorio dove sono presenti ben tre chiese in ognuna delle quali si dice messa tutte le domeniche mattina con funzioni sempre piene. Basti pensare che in estate, la messa pomeridiana della domenica che si tiene nella chiesa del centro, viene celebrata nel giardino della chiesa perché questa non è sufficiente a contenere tutti i fedeli.
«La lista per la raccolta firme è stata messa anche al distributore di mio padre - racconta la parrocchiana Chiara Iacopozzi -. Io sono cresciuta a Tirrenia e mi ricordo che la vita della chiesa è sempre andata di pari passo con quella dei tirrenesi. Sono arrivati da poco dei nuovi frati che hanno voglia di fare cose nuove e con loro questa parrocchia potrebbe fare un passo in avanti modernizzandosi e coinvolgendo ulteriormente la comunità. Da quando mi sono riavvicinata alla parrocchia suono e canto nel coro e per tutta la comunità la chiesa è un punto di riferimento. Se i frati lasciassero il convento come faremmo per tutto il periodo che dovrà passare prima che venga mandato un prete? A Marina c’è voluto più di un anno per trovare un prete che sostituisse quello precedente che ha dovuto lasciare. Sicuramente una messa domenicale sarebbe garantita, ma tutte le attività che ci sono che fine farebbero?».
Al momento però, nessuno può rispondere a queste domande. «In un mondo dove l’attualità ci comprime - spiega l’avvocato Signorini -, l’uomo ha bisogno di ritrovare le sue radici cristiane. Il frate che viene in casa, che è presente fisicamente nella famiglia è importante. Il convento, che per sua natura raccoglie più persone, dà la possibilità di curare meglio una comunità grande come questa».
Conclude così l’avvocato che ci tiene ad essere classificata come Antonella Signorini del “Popolo di Dio” lasciando ai teologi l’interpretazione di questa dicitura.
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