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Pisa

Vuole restituire i soldi della truffa

Vuole restituire i soldi della truffa

Una delle indagate nell’inchiesta sul funzionario Inps ai domiciliari è disposta a versare le somme ottenute illegalmente

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PISA. Restituire i soldi ottenuti con l’inganno. Un percorso inverso di quegli importi accreditati sui conti correnti di chi non ne aveva diritto. Uno dei 32 beneficiari dei pagamenti disposti in modo illecito da Antonino Finocchiaro, il funzionario Inps ai domiciliari per peculato dal 16 maggio, ha intenzione di ridare all’istituto di previdenza il denaro avuto dal dipendente infedele.

Si tratta di una donna che nei giorni scorsi, accompagnata dai due legali, è stata interrogata dal sostituto procuratore, Giovanni Porpora che ancora sta svolgendo accertamenti sulla filiera del raggiro impostata dall’impiegato sospeso dal servizio. Lei stessa ha chiesto lumi al magistrato sui motivi per cui Finocchiaro dall’agosto 2015 al marzo scorso abbia drenato un milione e 39mila euro dalle casse dell’istituto ai conti di 32 persone sotto forma di indennità per la cassa integrazione o di assegni familiari. Prendeva i soldi, ma non si preoccupava di sapere quale era la ragione che spingeva il benefattore a tanta generosità.

I 32 destinatari sono indagati per concorso in peculato e, nel tacito accordo con il funzionario, una volta ricevute le somme di denaro stornavano una quota oscillante dall’80 al 90 per cento a favore del “munifico” dipendente Inps che di fronte al giudice ha ammesso le sue responsabilità chiamando in causa anche altri personaggi nell’inchiesta spiegando che «da solo non ci sarei riuscito».

La donna, indagata, che ha messo insieme meno di 10mila euro con gli assegni familiari maggiorati, consigliata dai suoi avvocati ha deciso di contattare l’Inps per concordare la restituzione del maltolto. Un gesto di ravvedimento operoso che, se da un lato prende le distanze dal principale indagato, dall’altro cerca di alleggerire una posizione nel procedimento giudiziario.

Sospeso dal servizio e indagato anche dalla Corte dei conti, al funzionario Inps, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, sono stati sequestrati anche tre immobili (uno a Reggio Emilia), un'auto, conti correnti e fondi di investimento.

Le indagini vanno avanti non solo per definire ruoli e responsabilità di altri indagati coinvolti (a Navacchio e Cascina a casa di due persone sono stati trovati oltre 20mila euro ritenuti frutto del peculato, ndr), ma anche per chiarire come un funzionario all’apparenza irreprensibile di punto in bianco abbia architettato e messo in pratica un raggiro destinato, prima o poi, a essere scoperto.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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