Il Tirreno

Pisa

Padre sepolto senza avvertire il figlio dopo l'autopsia

di Pietro Barghigiani
Padre sepolto senza avvertire il figlio dopo l'autopsia

Una denuncia per accertare le cause della morte in ospedale. Poi i familiari non hanno più avuto notizie della salma che è stata tumulata come un cadavere privo di parenti

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Lo hanno seppellito con l’indifferenza che si riserva a quelle salme che nessuno reclama.

Un morto proveniente dal mondo dei sommersi di cui nessuno si vuole occupare. Un addio in silenzio senza parenti a piangere la morte di un pensionato le cui spoglie riposano sotto qualche metro di terra smossa nel cimitero di via Pietrasantina. Sopra la tomba, senza lapide, un paletto di legno con il nome dell’inquilino del camposanto e le due date di inizio e fine vita fissate in una placca di metallo.

Un epilogo che diventa equivoco quando si scopre che Luigi Maria Orsini, 76 anni, di Pisa, ex rappresentante e tabaccaio, aveva una famiglia che, oltre al dolore per la sua perdita, aggiunge anche la beffa di non essere stata avvisata della sepoltura. E che ora chiede di conoscere chi è il responsabile del blackout comunicativo che l’ha privata del funerale del proprio caro.

Lo fa presentando, attraverso l’avvocato Luca Colombini, un esposto firmato da Federico Orsini, 46 anni, di Pisa, il figlio della vittima-fantasma, chiedendo alla Procura i «danni materiali e morali da me subiti a causa del comportamento negligente del vostro ufficio o di altri da voi incaricati, nella misura che mi riservo di quantificare».

Gli hanno sepolto il padre senza informarlo e Orsini vuole sapere chi ha sbagliato. Si era già rivolto alla magistratura per denunciare la morte del papà, a suo dire sospetta o almeno meritevole di approfondimenti, ricoverato a fine febbraio in geriatria a Cisanello.

Seri problemi intestinali lo avevano poi portato al decesso, avvenuto il 2 marzo. Il figlio aveva pensato a una possibile negligenza, «perforazione dell’intestino» e si era presentato in questura.

Tre medici erano stati iscritti sul registro degli indagati per omicidio colposo.

Una prassi quando siamo nella prateria dei casi di presunta malasanità. L’8 marzo era stata eseguita l’autopsia all’obitorio del Santa Chiara. Esame necessario per dare corpo al fascicolo del procedimento penale n°1389/2016 aperto dalla Procura dopo la denuncia del figlio del paziente morto.

«Hanno indagato gli ultimi tre medici che hanno avuto a che fare con mio padre, ma quando era arrivato in ospedale lo hanno fatto attendere ore» chiosa Federico.

Una filiera del dolore comune a quanti vengono travolti dalla notizia della morte di un parente in ospedale. Solo che dopo l’autopsia cala il silenzio sulla sorte del cadavere.

«Successivamente, (24 marzo e 11 aprile) vari collaboratori dello studio legale Colombini si sono recati al competente ufficio della Procura per avere informazioni circa l'evolversi della situazione, soprattutto in ordine alla restituzione della salma per la sepoltura, senza tuttavia riuscire ad avere alcun chiarimento in merito» si legge nell’esposto firmato da Orsini.

Si arriva al 20 maggio quando la spiegazione sulla fine del corpo del pensionato lascia senza parole il figlio. O meglio quelle che gli escono dalla bocca in uno sfogo urlato diventano una denuncia scritta affidata a un avvocato.

«Quel giorno ho chiamato la medicina legale come mi avevano detto di fare gli avvocati che si erano informati in Procura – racconta Orsini –. Una segretaria mi comunica che mio padre era stato sepolto il 13 maggio nel cimitero comunale di Pisa con richiesta del 5 maggio, “non avendo avuto informazioni o cognizione alcuna dell'esistenza di parenti o referenti per il defunto” mi dicono. Sono andato al cimitero e se non era per il custode neanche avrei trovato il pezzo di terra dove è sepolto mio padre».

Orsini è furibondo perché «esiste ed esisteva un fascicolo di indagini aperto dietro mio esposto, contenente tutti i miei dati e quelli del mio legale, viste le pregresse notifiche effettuate, e pertanto era doveroso restituirmi la salma per le funzioni necessarie».

Nell’esposto in Procura chiede che l’ufficio giudiziario provveda a farsi carico «delle spese di riesumazione della salma, provvedere alla cremazione e al trasferimento delle ceneri nel cimitero di Cascina, dove la famiglia Orsini è proprietaria di una cappella gentilizia affinché mio padre possa riposare accanto a mia madre ed a tutti gli altri nostri congiunti defunti lì sepolti, così come era sua volontà».

In una triangolazione tra obitorio, medicina legale e Procura qualche passaggio è rimasto in sospeso se un cadavere oggetto di autopsia, con relativo fascicolo penale, con il trascorrere dei giorni diventa un corpo senza parenti e finisce dritto nell’area del cimitero riservata a chi non ha nessuno al mondo.

«Anche il Comune ci ha messo del suo – aggiunge Orsini –. Sono stati chiamati il 5 maggio e, avendo a disposizione le generalità di mio padre, poteva verificare che non era uno senza famiglia. Oltre tutto era stato per lungo tempo a Villa Santa Caterina a Calambrone. Sarebbe stato anche nell’interesse del Comune accertarsi dell’esistenza di parenti visto che hanno pagato la tumulazione con soldi pubblici».

Orsini ha chiesto a Palazzo Gambacorti il costo per riesumazione, cremazione e trasferimento a Cascina del papà Luigi Maria.

«Mi hanno detto che servono circa 1.300 euro – conclude Federico –. Ma quei soldi non li devo certo pagare io».

L’esposto sui funerali del pensionato all’insaputa del figlio («se la Procura copre le spese ritiro la denuncia») è finito sulla scrivania del procuratore reggente, Alessandro Crini che annuncia: «Valuteremo eventuali approfondimenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa