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La querela imbarazza il prefetto obiettivo: ricucire con Vergamini
Si vuol convincere il presidente del collegio dei revisori a ritirare la denuncia per diffamazione ecco spiegato il dietrofront rispetto alle dichiarazioni e alla lettera al Ministero dei mesi scorsi
PISA. Deve essere certamente fastidioso e imbarazzante per un prefetto essere accusato del reato di diffamazione a mezzo stampa ed essere per questo denunciato alla Procura della Repubblica.
Per Attilio Visconti, nominato a Pisa massima autorità provinciale dal dicembre 2014, lo è indubbiamente. Ne ha dato ampia dimostrazione nella giornata di lunedì scorso, quando ha diramato un comunicato stampa estremamente distensivo e dialogante nei confronti della figura e dell’operato del ragionier Fabio Vergamini, presidente del collegio dei revisori dei conti del Comune di Pisa, ovvero colui che lo ha querelato.
Nonostante possa risultare contraddittoria rispetto alle vicende, ai comportamenti e alle dichiarazioni degli ultimi mesi, la mossa del prefetto appare chiara, sostenuta con ogni probabilità dai consigli di un legale: Visconti intende ricucire in fretta i rapporti con Vergamini, che vorrebbe convincere della necessità di ritirare la querela.
Ecco spiegata la captatio benevolentiae contenuta nel comunicato stampa del 30 maggio: «Il prefetto ha già avuto modo di esprimere personalmente il proprio apprezzamento per l'attività svolta dal collegio dei revisori dei conti. Lo stesso prefetto tiene a ribadire che anche le posizioni assunte a suo tempo dal collegio dei revisori hanno costituito una conferma del corretto esercizio delle loro funzioni svolte nell'ambito dell'approvazione del bilancio 2015 ed esplicato con assoluta imparzialità».
Sembrano passati anni luce, ma invece sono trascorsi solamente pochi mesi dal 27 gennaio 2016, quando Attilio Visconti prese carta e penna e scrisse addirittura al Dipartimento Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno per chiedere una verifica su una presunta incompatibilità ambientale del collegio dei revisori e del suo presidente, appunto Fabio Vergamini.
«Pur avendo fornito tutti i chiarimenti del caso – scriveva il prefetto al Ministero – il collegio dei revisori non ha mancato, anche attraverso la stampa locale, di alimentare polemiche, anche con toni di contrasto nei confronti dell’amministrazione comunale pisana. È evidente che, qualora l’organo di revisione dovesse permanere su questa linea che sembra non perfettamente conforme all’esercizio delle funzioni, potrebbe generarsi, anche nell’opinione pubblica, il timore che siano venute meno le posizioni di imparzialità e terzietà che il collegio deve mantenere costantemente nei confronti dell’amministrazione comunale. Infatti, i rilievi mossi dall’organo di revisione a seguito dell’approvazione del bilancio, anche con toni che appaiono protesi a valutazioni critiche dell’operato dell’amministrazione comunale pisana, hanno suscitato, per l’ampia diffusione che ne è stata data, inevitabili prese di posizione da parte delle forze politiche di minoranza in ordine alla legittimità dell’approvazione del bilancio alla data del 30 dicembre 2015 con il rischio di generare nell’opinione pubblica il timore che l’organo di revisione stia ponendo in essere iniziative che sembrerebbero più caratterizzate da valutazioni di tipo politico che piuttosto che esclusivamente tecnico-contabile».
Nella parte finale della missiva il prefetto chiedeva l’esistenza o meno dei presupposti per l’eventuale revoca dell’incarico di revisori.
Presupposti inesistenti, secondo il Ministero. Che non ha risposto per telefono. Lo ha fatto per lettera. Il Dipartimento scrisse a fine febbraio. In Prefettura a Pisa la lettera è stata protocollata l’8 marzo, ma il prefetto l’ha resa pubblica solo lunedì scorso. E solo alla vigilia della notifica della querela di Vergamini nei suoi confronti. Perché tutto questo ritardo?
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