Sicurezza
Il corpo spiaggiato al Gombo è del “Cicciaio”
La comparazione genetica scioglie ogni dubbio sull’identità dell’uomo rinvenuto sull’arenile
PISA. La scienza scrive il capitolo finale sul giallo del “Cicciaio”. Il corpo rinvenuto sulla spiaggia del Gombo nella tarda mattinata di domenica 8 maggio appartiene a Pierluigi Bellucci, il 62enne, conosciuto come il "Cicciaio", di Limite sull'Arno scomparso la sera del 18 marzo.
Ieri mattina è stata depositata in Procura la consulenza della genetista forense Isabella Spinetti commissionata dal sostituto procuratore, Aldo Mantovani per mettere il sigillo del riscontro scientifico alla prima ipotesi sull’identità di quel cadavere spinto dal mare a una decina di metri dalla battigia del Gombo nella tenuta di San Rossore. Fu un pescatore , in barca, a pochi metri dalla riva a scorgere quella sagoma anomala tra gli stecchi portati dalle onde sulla sabbia. L'esito della comparazione del Dna tra il tessuto prelevato dal corpo e il profilo genetico estratto dalla saliva della mamma del "Ciacciaio", Edda, ha chiarito senza ombra di dubbio che i due elementi combaciano.
L'autopsia effettuata nei giorni scorsi non aveva sciolto i dubbi degli inquirenti. Ma aveva fornito un elemento che ha indotto la Procura a procedere con l'esame del Dna: la presenza di una placca in metallo sistemata all'altezza della tibia sinistra. Una placca identica a quella che era stata applicata a Bellucci qualche anno fa in seguito a un incidente motociclistico. L’uomo potrebbe essere caduto in Arno e morto poco dopo. Il fiume lo avrebbe poi trasportato fino alla foce di Marina per liberarlo in mare aperto. Correnti e mareggiate hanno fatto il resto. L’ipotesi diventa certezza in laboratorio e dopo poco più di due di mesi il giallo del “Cicciaio” va a occupare l’archivio delle persone scomparse e decedute senza ulteriori misteri.(p.b.)
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