Finanza
C’è che si è organizzato e ha dormito fuori casa
PISA. «Il servizio di ordine pubblico ha funzionato alla perfezione. Le istituzioni, per l'ennesimo anno, sono invece risultate latitanti». Il day after della sedicesima edizione del Canapisa è...
PISA. «Il servizio di ordine pubblico ha funzionato alla perfezione. Le istituzioni, per l'ennesimo anno, sono invece risultate latitanti».
Il day after della sedicesima edizione del Canapisa è scandito dalle stesse polemiche che hanno accompagnato le settimane precedenti allo svolgimento della street parade antiproibizionista.
L'edizione 2016 è già archiviata, ma c'è chi già pensa a contrastare quella del prossimo anno. E se raccolte firme, appelli e atti politici sono risultati ancora una volta vani per impedire il passaggio nel centro cittadino dei canapa friendly, c'è chi è pronto a passare alle azioni concrete.
«Magari l'anno prossimo andiamo a scaricare un po' di letame davanti alle case dei nostri amministratori, così si rendono conto di cosa significa avere sotto casa questa manifestazione», dice un residente di via Canavari, mèta ormai abituale del popolo antiproibizionista, mentre assiste alle operazioni di pulizia della strada.
Mancano pochi minuti alle 9. La pioggia caduta abbondante ieri mattina non è bastata a spazzare via lo strascico di polemiche. La strada limitrofa alla caserma della polizia stradale è un concentrato di rabbia. Rivolta soprattutto al Comune.
Il parco che sorge alle spalle del carcere Don Bosco, location della festa finale della manifestazione, offre uno spettacolo quasi desolante. Fino a qualche ora prima era popolato da centinaia di giovani e giovanissimi, nelle prime ore del mattino è invece un deserto di erba e dei (pochi) rifiuti che non sono stati ancora raccolti. Ai margini restano le transenne e i nastri bianchi e rossi usati dalle forze dell'ordine per separare il parco dalle limitrofe abitazioni. Agli alberi, decine di sacchi neri colmi di rifiuti attendono di essere portati via. Un silenzio irreale contrasta con i decibel sparati dai camion che hanno accompagnato il corteo, i cui cassoni sono stati trasformati in palchi per decine di dj. Due palloncini colorati svettano su un lampione, unica testimonianza di quella sfilata colorata ed allegra che ha attraversato il centro cittadino.
Un gruppo di ragazzi si è ritrovato per smontare gli ultimi stand rimasti nel parco, mentre alcuni residenti assistono alle finestre e ai balconi a quel che resta del Canapisa dopo una notte (quasi) insonne. C'è chi si è organizzato per trascorrere fuori la serata ed evitare «per l'ennesimo anno di assistere a questo degrado» e chi, invece, ha dovuto «subire e sopportare».
«Sono "scappato" a casa di amici prevedendo quello che sarebbe successo - racconta un residente -. L'ordine pubblico ha funzionato molto meglio rispetto agli anni precedenti, quando eravamo costretti a mettere anche le catene ai cancelli per evitare intrusioni sgradite. Per l'ennesimo anno le istituzioni hanno invece dimostrato indifferenza e menefreghismo».
«Mi sono attrezzato con i tappi alle orecchie - aggiunge un altro abitante di via Canavari -, ma è stato inutile: la musica è andata ben oltre la mezzanotte e i partecipanti si sono trattenuti a lungo. Avranno anche le loro ragioni per manifestare, ma perché deve essere sempre questa parte di città a sopportare?».
Un interrogativo che farà da sfondo anche all'edizione 2017 di Canapisa. Se ci sarà.
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