La manifestazione
Canapisa, braccio di ferro Comune-questura
Le forze dell’ordine chiedono 300 transenne nell’area di arrivo del corteo per proteggere i residenti. «Troppo tardi»
PISA. Di questa giornata aspettano tutti il day after. Affacciati alla finestra del giorno dopo su Canapisa ci sono, ovvio, i comitati dei residenti di Mezzogiorno e di Don Bosco, alleati contro il «degenero e l’indecenza, la sporcizia e l’inciviltà che puntualmente produce» il corteo degli antiproibizionisti, ma ci sono anche il Comune e le forze dell’ordine.
Questi su due fronti diversi: gli ultimi, preoccupati di poter dimostrare che in fondo la parata dei 5mila canapa friendly da sedici anni non è altro che un innocuo mega party per gente freak, libertari e libertini convinti di tutta Italia, ma a cui si deve pur dare legittimità democratica come esige la Costituzione. Magari sì, forse sarà un “pride” dello spinello libero un po’ eccessivo e sbracato, soprattutto nelle sue espressioni più deteriori, ma pur sempre pacifico, non violento, dunque non una minaccia all’ordine pubblico. «Intendo ribadire a chiare lettere che la libertà di manifestazione del pensiero, tutelata in maniera assoluta dalla Costituzione all’articolo 17, trova nei questori italiani sinceri garanti anche quando queste proteste fanno sentire la loro voce con toni aspri e determinati», ha detto alla festa della polizia giovedì il questore Alberto Francini, precisando che «mai sarà tollerata la violenza, contro i prevaricatori» le forze dell’ordine applicano «la linea dura». E una cosa è certa - era il sottotesto del messaggio - Canapisa sarà pure barcollante, stralunata o strafatta, fate voi, ma non è una parata dai toni aspri né tantomeno un raduno di violenti. Dall’altra parte, invece, in modo più sotterraneo, sembra essersi schierato Palazzo Gambacorti, deciso ad offrire una sponda alle proteste (legittime a anche queste) dei residenti, da anni esasperati per gli strascichi lasciati dalla parata: «La città si riempie di bottiglie, i giardini privati vengono usati come latrine, la sporcizia viene buttata per strada e nelle abitazioni, si assiste allo spaccio libero e si è costretti a digerire musica assordante fino a tardi», sono tornati a denunciare i comitati proprio due giorni fa, annunciando di volersi rivolgere alla magistratura e di chiedere il risarcimento proprio al Comune in caso di danni.
Una sponda l’amministrazione del sindaco Marco Filippeschi l’ha offerto senza dichiarazioni pubbliche. La strategia è stata quella di costellare il cammino dell’organizzazione della manifestazione di inciampi e intoppi. Una prima mina burocratica - rimasta inesplosa - è stata l’idea di condizionare l’utilizzo dei giardini di via Canavari in cui si radunerà il corteo, a ridosso del carcere, alla stipula di una polizza assicurativa da 5 mila euro contro gli eventuali danni. «Non la pagheremo mai, vogliono negarci un diritto», è stata la risposta della galassia antiproibizionista. Un buco nell’acqua: è stato proprio il questore a chiarire che «la libertà di manifestare» non poteva essere subordinata ad una fidejussione. Così ora il Comune ha risposto picche alla richiesta del questore di poter installare in alcuni incroci chiave e soprattutto nel parco di via Canavari 300 transenne, per evitare sconfinamenti sgraditi e sgradevoli ai residenti della zona. Formalmente il no è arrivato per mancanza di tempo: «Abbiamo messo a disposizione le nostre, ma in tre giorni non avremmo potuto noleggiarne altre». Di fatto un braccio di ferro, aperto nella convinzione che di fronte agli scampoli di Canapisa, il prossimo anno ci si convinca a spostarla fuori dal centro come chiedono i comitati. E non ci saranno neppure i 4 bagni chimici solitamente piazzati sulle vie del corteo. «Inutili - dicono da Palazzo Gambacorti - visto quello che è successo l’anno scorso, non è giusto che gravino sulle casse pubbliche».
Canapisa è un problema di sicurezza, noi ci chiamiamo fuori, sembra essere qui il messaggio. Anche se il Comune si farà carico di ripulire il percorso dalle scritte e della bonifica del parco a fine tragitto.Un tragitto che, il prefetto Attilio Visconti ha deciso di accorciare proprio per ridurre l’impatto di Canapisa sulla città. Dopo la partenza dalla stazione (prevista per le 17) e il passaggio da piazza Guerrazzi, non ci sarà più il passaggio in via del Borghetto. Quest’anno si andrà dritti in via Santa Marta e l’arrivo avverrà attraverso via Don Bosco. A dare una mano ci penserà anche Geofor con le macchine pulitrici e i cassonetti e perfino il 118, con un team dedicato di ambulanze. Ma un servizio di pulizia, come ogni anno, sarà garantito dagli organizzatori, dotati anche di un’auto medica con il dottore a bordo. Ma quel che conterà sarà appunto il day after. E a guardarlo dalla vigilia, il richiamo del questore al rispetto della Carta non sembra più diretto soltanto ai comitati. La campana era suonata anche sul lungarno Gambacorti.
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