Sicurezza
Galilei, il calvario dei senza passaporto
Il Silp: nello scalo manca un’area di “transito” per chi atterra privo di documenti
PISA. Per ora nessuno ha vissuto il paradosso di Viktor: trovarsi orfano di una patria in una nazione diversa dalla sua, bloccato in una zona franca di un aeroporto senza poter tornare a casa o venir accolto da quella nuova per assenza di un riconoscimento internazionale come racconta Spielberg grazie a Tom Hanks in The Terminal. No, per ora, al massimo è successo come a Deka, una donna camerunense di 60 anni atterrata martedì scorso a Pisa su un volo della Turkish con la speranza di poter essere curata per una grave malattia che la costringe sulla sedia a rotella ma costretta a non poter uscire dallo scalo per mancanza di passaporto e ad attendere il volo di ritorno per tre giorni. Purtroppo capita, è il destino dei sans papier. «Ma quel che è peggio è che in uno scalo “normale”, Deka avrebbe passato quel tempo in una “area di transito”, dotata anche di stanze in cui dormire e poter fare una doccia. Invece è stata ospitata nella cella della Polaria - dice Claudio Meoli, rappresentante del sindacato di polizia del Silp-Cgil - peraltro costringendo il comando a sottrarre due degli otto uomini dell’organico a parte del loro compito per assistere e controllare la donna.
Meoli parla soprattutto di dignità. «È arrivato il momento, soprattutto ora che l’aeroporto si avvia ad una fase di espansione, di pensare alla realizzazione di un’area di transito vera. Non possiamo pensare solo al commerciale. Queste persone arrivano e non hanno commesso reati. Sono libere e come tali vanno trattate».
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