Sicurezza
«Cultura settore dell’economia»
Riapre oggi la Chiesa della Spina. Riflessioni e progetti dell’assessore Ferrante: verso un nuovo piano
PISA. Riapre oggi la Chiesa della Spina, con l’inaugurazione (ore 18) della mostra di Ugo Nespolo, uno dei più innovativi protagonisti dell’arte contemporanea italiana. Un’occasione per riflettere su tutto quanto fa (o dovrebbe fare) cultura in città. L’assessore Andrea Ferrante pensa ad un piano complessivo, con un obiettivo: «Trasformare la cultura in un vero comparto produttivo».
Assessore Ferrante, dal ciclo “Dante Posticipato” alla riapertura della Spina: cosa si muove in città? In che direzione? E soprattutto in quale contesto?
«Per l’iniziativa “Dante Posticipato” l’altro ieri ci è stata conferita la Medaglia della Presidenza della Repubblica: un motivo d’orgoglio per la città. Intanto è tutto esaurito per gli spettacoli programmati. Inaugurate le due belle mostre. Continueremo a lavorare su Pisa come città dantesca. Positiva la risposta delle tante istituzioni culturali chiamate a collaborare ad un unico progetto con ambizioni e riscontri di livello nazionale nonostante budget contenuti. Un modello da confermare nei prossimi anni per esaltare di volta in volta aspetti importanti della storia e dell’identità culturale della città».
E oggi riapre la Spina...
«Potremmo dire che il Giugno Pisano è partito in anticipo. Oltre a Dante e alla riapertura della Spina con Nespolo, ricordo il Pisa Folk Festival e la Festa delle Lucciole a Coltano, un evento molto significativo e suggestivo perché promuove un pezzo del nostro territorio con potenzialità enormi e tutte da esplorare».
Diceva del Giugno Pisano: come riuscire ad esportare offerta e pregi oltre i confini locali?
«Aver realizzato e chiuso il programma in tempi rapidi ci consente di approntare una campagna di comunicazione più efficace con un investimento sostenibile. Il Giugno Pisano sarà sui muri di Lucca, Livorno e Pontedera con le sue immagini suggestive di grande richiamo grazie a una campagna di comunicazione che vedrà distribuito su tutta la provincia l’opuscolo con il programma degli eventi. Riteniamo di aver valorizzato il tessuto associativo, ma anche i luoghi della città».
Una vecchia critica, ma sempre attuale: più iniziative spot che strategie reali...
«Quelle di cui abbiamo appena detto sono azioni coerenti con una visione che dovrà trasformarsi e consolidarsi in un piano strategico, alla cui definizione dovrà contribuire la città, a partire da istituzioni, operatori e appassionati. Le linee ce le dà il contesto in cui ci muoviamo, a partire dagli indirizzi europei. Bisogna lavorare per trasformare la cultura in un vero comparto produttivo. Pisa ha tutte le caratteristiche per farlo: capacità di fare e interesse nella fruizione. Per questo abbiamo cominciato ad attrarre eventi importanti, come le grandi mostre che faremo quest’estate, ed a generare un nuovo fermento a cui dobbiamo dare spazio e strumenti di crescita e consolidamento».
Ma come tradurre in pratica tutto ciò?
«Bisogna coltivare il pubblico. Decisivi sono il rapporto con le scuole, la buona comunicazione di quello che si fa, il coinvolgimento. Decisivi anche gli spazi. A quelli già recuperati, che sono avviati a trovare un destino che li identifichi e li promuova ulteriormente, se ne possono aggiungere altri, con un occhio particolare al potenziale di rigenerazione urbana che la cultura può attivare. Valorizzare piazze, quartieri e spazi che possono essere rifunzionalizzati sarà uno degli obiettivi».
In questo il richiamo ai temi/problemi della presenza universitaria e della malamovida è automatico...
«La presenza dell’Università e dei giovani è una grande ricchezza. Tuttora la più grande, a mio avviso, tra le tante che la città ha. Contenere con intransigenza gli eccessi di certi fenomeni della socialità giovanile è un obiettivo che richiama tutti alle proprie responsabilità e che deve essere affrontato anche con spirito positivo. Bisogna parlare anche dei tanti giovani che l’altra sera erano agli Arsenali ad ascoltare l’Inferno. Proporre modelli di fruizione del tempo libero è una vera sfida nei confronti del conformismo di un certo tipo di movida, ricordando a tutti che ogni giorno decine di ragazzi si impegnano per organizzare cose importanti e belle che arricchiscono la nostra comunità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
