Il dolore
Compie settant’anni il circolo più vecchio dell’intera provincia
L’Acli “Toniolo” al Pontegrande fu fondato nell’immediato dopoguerra. Domani la presentazione de “Il platano di Avio”
CALCI. È il circolo ricreativo più vecchio della provincia di Pisa.
È stato fondato nell'immediato dopoguerra tanto erano ancora fumanti le macerie del secondo conflitto mondiale.
Questo è il circolo Acli “Toniolo”, al Pontegrande. È carico di storia e di tradizioni, che lo hanno reso punto di riferimento per i big e per la gente comune lungo l'arco dei suoi 70 anni. L'evento del compleanno non poteva passare sotto silenzio. Infatti sono pronte alcune manifestazioni significative sul territorio per la giornata di domani.
Sarà presentata nell'occasione una pregevole pubblicazione, “"Il platano di Avio”, autore lo scrittore e maestro di chitarra Luigi Cunsolo. Si tratta di una raccolta di memorie e testimonianze sul circolo.
Il libro sarà presentato alle ore 18 in municipio con l'intervento di Nazario Sandroni, uno dei soci fondatori, parlerà Enzo Bucchini e prenderà la parola il sindaco Massimiliano Ghimenti. Spiegano i residenti che si è scelto questo titolo per la pubblicazione prendendo spunto dal grande platano e dal torrente Zambra che si erge come vigile guardiano, sopravanzando il muro che delimita in parte via Ruschi e che imbocca il ponte. È stato piantato da Ivo, padre di Avio Consani, assiduo frequentatore del circolo e titolare dell'emporio che esisteva e degli stessi locali dove tutt'oggi è più vivo che mai il circolo. La pianta sembra vigilare proteggendo gli avventori dalla calura termica dell'estate e dal freddo dell'inverno.
Nazario Sandroni ha avuto un padre, Antonio, un mezzadro e primo presidente del circolo. Varcare la soglia di marmo consunto dà la sensazione di entrare un po' in una sorta di macchina del tempo. La graniglia del pavimento della stanza del bancone, le piastrelle esagonali rosse e grigie della stanza del tre sette e lo spazio per le iniziative culturali mostrano l'inconfondibile impronta dell'architetto arredatore che veniva appellato "Caso". L'impronta che si torna a riscontrare nelle suppellettili e negli arredi la cui scelta è stata influenzata dalla volontà caparbia di sopravvivere comunque.
I clienti abituali arrivano quasi scivolando attratti dalla gravità. Ecco Gerardo che quando lavorava portava balle da un quintale, Lillo ex ragioniere del Comune, dall'eloquio di un letterato; Campana, pioniere dei camionisti e dei tempi eroici del pugilistico dilettantistico; il giovane Simone che profuma dell'erba appena tagliata con il suo decespugliatore.
A parte il calcio e le carte, gli argomenti del circolo sono ancora scanditi dallo svolgersi delle stagioni: il tempo della raccolta delle olive, la pulizia e la potatura degli olivi, i capanni dei cacciatori, la ricerca dei funghi e quant'altro è materia di diatribe vivaci condite con espressioni di una letteratura vernacolare squillante e pittoresca e collaborate, non di rado, da quadri in esposizione. Negli occhi degli anziani albergano fotografie di quando le pale dei mulino ad acqua e dei frantoi giravano mosse dalla forza del fiume incanalato da braccia e sulla spinta di contadini e operai che vivevano qui svolgendo il lavoro. Fabbri, agricoltori, falegnami, uomini di cultura hanno, nel tempo, interpretato la bellezza di questa valle toscana. Non lontano l'antico palazzo del Comune.
Al Pontegrande c'era praticamente il centro della vita con scambi di merci, le prime istituzioni. Il centro religioso e prima anche civile era appena più a valle sulla riva sinistra del torrente. Lo sviluppo del paese è avvenuto proprio da qui dove prima c'erano diversi esercizi alimentari, mescite di vino, negozi di frutta e verdura ma soprattutto c'erano quattro frantoi a sinistra e due a destra, fra i mulini si trovavano sulla sinistra a macinare le granaglie (grano e mais). Al circolo sono state organizzate via via riunioni sindacali.
Si è pensato di intitolare il circolo a Toniolo, che non era pisano di nascita ma di adozione, insegnante di sociologia all'università, capace di divulgare anche fra le classi meno acculturate elementi dell'educazione civile e morale. Da non dimenticare che ha consumato anche qui una scuola per insegnare a cucire e a tagliare, il tutto gratuitamente quando il lavoro femminile era ai suoi esordi.
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