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Quel derby a sinistra che sta agitando il Pd

Quel derby a sinistra che sta agitando il Pd

Renziani irritati per il comunicato dei “rossiani” sul sì al referendum. «Scatto in avanti inopportuno»

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PISA. Ma chi sta davvero più a sinistra nel Pd? Mentre dalla governance renziana si accumulano appelli all’unità del partito, in vista anche e soprattutto dell’appuntamento elettorale delle amministrative, ad agitare le acque tra i democratici è il recente invito al “si” per il referendum contenuto in una nota sottoscritta da 47 esponenti del Pd pisano, quasi tutti della sinistra più dialogante (dai Giovani Turchi ai fedelissimi del governatore Enrico Rossi).

«Noi crediamo che questa riforma - si legge nel comunicato della discordia - serva anzitutto al Paese. Proprio per questo da sinistra ci schieriamo per il Si al Referendum Costituzionale, perché da qui passa il futuro». E’ quel “da sinistra”, nel comunicato scritto tutto in maiuscolo, ad aver acceso gli animi. Tutti a leggere allora chi aveva sottoscritto la nota, di cui è promotrice la giovane consigliera regionale Alessandra Nardini. Ci sono i nomi di sindaci come Antonelli (Cascina), Millozzi (Pontedera), Lunardi (Vecchiano), Di Maio (San Giuliano), Taglioli (Vecchiano) e Macelloni (Peccioli). Non c’è quello di un “rossiano” doc come l’ex capogruppo Pd in consiglio regionale Ivan Ferrucci. E non ci sono, chiaro, i nomi di SinistraDem: da Francesco Nocchi a Rosa Dello Sbarba, a Andrea Ferrante, per non dire il deputato Paolo Fontanelli.

«Un inutile derby a sinistra», si dice negli ambienti renziani. E poi: «Non si sentiva certo il bisogno di questo scatto in avanti, qualcuno vuole forse anticipare il congresso, ma sbaglia i tempi». L’irritazione che emerge dall’establishment si spiega anche con il recente scambio di messaggi su Facebook tra il consigliere regionale, e numero due del partito toscano, Antonio Mazzeo, e l’ex segretario provinciale Francesco Nocchi. Un renziano e un SinistraDem, già concorrenti alle elezioni per il consiglio regionale, che di fronte alle grandi sfide che attendono il Pd (amministrative e referendum) avevano via social fatto le prove di una stretta di mano, una sorta di tregua. Per questo la nota “da sinistra” è stata a dir poco sgradita. «Si può essere di sinistra a parole, si possono fare cose di sinistra nei fatti. Per me, per noi, la buona politica è prima di tutto essere in grado di agire e trasformare la teoria in pratica. Senza tanti se e ma che per anni ci hanno condannato, sostanzialmente, all’immobilismo», scrive Mazzeo in un post. Dietro le quinte, i faccia a faccia sono stati ben più aspri. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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