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Corsa al Rettorato, Mancarella resta solo. «Alleati contro di lui»

di Mario Neri
I candidati a rettore con il direttore del Tirreno, Omar Monestier
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I candidati a rettore con il direttore del Tirreno, Omar Monestier

Aquaro, Iannaccone e Tulli si dicono pronti a far convergere i loro voti su chi avrà maggiori chance al secondo turno

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PISA. Sono usciti allo scoperto. Non ci sarà bisogno di attendere il ballottaggio, quindi il terzo turno in programma fra il 21 e il 23 giugno, per conoscere il nome del nuovo rettore dell’Università di Pisa. I tre anti-Augello sono pronti ad allearsi contro Paolo Mancarella. L’informatico fino a pochi mesi fa nella squadra di governo con l’incarico di prorettore alla didattica resta solo. Chi fra i suoi avversari, dopo il primo turno in programma dal 6 al 9 giugno, mostrerà di avere maggiori chance di batterlo, otterrà il sostegno degli altri. Tutti contro di lui, insomma.

Sono gli stessi Donato Aquaro, Giuseppe Iannaccone e Mauro Tulli ad annunciarlo nel dibattito pubblico organizzato dal Tirreno ieri pomeriggio al Polo Carmignani, in Piazza dei Cavalieri. Un incontro fra i candidati in corsa per la guida dell’ateneo moderato dal direttore del giornale Omar Monestier che si infiamma proprio sul finale. «Non c’è dubbio, in questa sfida c’è un fronte di governo rappresentato da Mancarella e un fronte della discontinuità. E io ne sono parte. Se dal primo turno emergerò come il più forte chiederò agli altri due colleghi di sostenermi, altrimenti mi metterò a disposizione», dice Aquaro. E gli altri due non si fanno pregare: «Finora mi sono speso per la discontinuità e lo farò ancora», dice il grecista Tulli.

«Io mi sono battuto per il cambiamento e credo di rappresentare al meglio le istanze di chi chiede un’inversione di rotta, ma credo che al secondo turno sia possibile una convergenza», dice Iannaccone. In serata i tre chiariscono con un comunicato i termini dell’asse: «Serve discontinuità nelle politiche di governo dell'ateneo. Pur nella loro diversità, i nostri programmi indicano la direzione di un radicale cambiamento. Riteniamo possibile una convergenza dei nostri elettori sulla soluzione che offrirà le migliori prospettive di successo al secondo turno». Dunque non è detto che sarà chi prenderà più voti fra i tre lo sfidante nell’eventuale testa a testa con Mancarella. È lui l’uomo da battere. Per passare il primo turno è necessario raccogliere almeno il 10% dei voti degli aventi diritto. Per affermarsi nel secondo, in programma dal 13 al 16 giugno, basta il 50% dei votanti.

Certo, a Mancarella, considerato l’erede di Massimo Augello, un annuncio così aperto di una fronda non è piaciuto per niente. Anche perché era stato l’unico a rispondere alla domanda su possibili cordate, mentre gli altri inizialmente l’avevano elusa. «Io non mi alleerò con nessuno - spiega - Ma in queste settimane sono stato oggetto di attacchi concentrici». E dopo, di fronte alla dichiarazione dei tre, sbotta: «È buffo che si mettano tutti contro di me, qualcuno, prima di candidarsi, mi aveva perfino proposto un’alleanza», la butta là il prof senza specificare chi. E ancora: «Basta con questa storia della continuità e della discontinuità. Sono parole vuote. Mi sarei augurato alleanze nate sulle idee, invece ereditiamo le peggiori prassi della politica. Ma non importa. Se sarò io a vincere, il giorno dopo girerò pagina e sarò il rettore di tutti».

E pensare che il dibattito era cominciato con le proposte dei quattro sfidanti sull’edilizia. Con Mancarella che prometteva proprio un cambio di rotta: «Finora ci siamo concentrati su grandi progetti per esigenze di cui non potevamo non tener conto, ma ora basta grandi opere. Pensiamo alle aule e ai laboratori. Serve un piano condiviso». La condivisione è un refrain dell’informatico. Forse perché la precedente amministrazione è vissuta come accentratrice? «Rispondo volentieri - gongola Aquaro - Con Augello siamo passati dal bilancio sociale al bilancio oscuro. Il nostro patrimonio edilizio vale 400 milioni, e nel consuntivo 2015 ci sono 57 milioni di beni in alienazione in un periodo in cui il mercato è fermo. Nonostante questo si pensa di spenderne altri 8 per acquistare la seconda parte delle ex Benedettine sul lungarno. Perché non riqualifiare ciò che abbiamo?». «Ci sono aule e laboratori al limite del dignitoso», è il succo del discorso di Tulli e Iannaccone, «la priorità va data a quelli. E poi alle sedi di Veterinaria e Biologia».

Tutti d’accordo sulla necessità di istituire la scuola di Medicina e di difendere i medici universitari dagli “attacchi” dell’Azienda ospedaliera che vorrebbe scindere l’orario di lavoro in corsia da quello dedicato a didattica e ricerca. «Guai a farlo», è il mantra, «l’inscindibilità delle tre attività per il ruolo degli universitari va tutelata». E «stop ad ospedalieri promossi come professori straordinari e associati», dicono tutti. Ma soprattutto tutti e quattro promettono: il nuovo rettore parlerà con la politica regionale e nazionale per costringerla a cambiare verso. Perché finora il vento delle risorse ha tirato solo da una parte. «A Firenze si fa campagna acquisti di grandi luminari mentre Pisa è sempre più in secondo piano». E c’è un’onta che ancora in ateneo nessuno ha digerito e fa da metafora di questo sbilanciamento: il passaggio del super oculista Stanislao Rizzo da Cisanello a Careggi.

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