Il Tirreno

Pisa

Raid punitivi nelle scuole: c’è una banda organizzata

di Mario Neri
Raid punitivi nelle scuole: c’è una banda organizzata

Pisa: i ragazzini “terribili” organizzano spedizioni punitive nelle scuole allo scopo di picchiare i loro coetanei

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Tum. È già il terzo sasso che gli piomba addosso, il primo gli ha sfiorato l’orecchio. E Marco ora si è rotto di far finta di niente, di subire e tacere. È appena uscito da scuola, c’è stato il compito di matematica e ora vorrebbe soltanto confrontarsi con le compagne e i compagni di classe prima di inforcare il motorino e tornarsene a casa. «Basta», sbotta e si volta. «Che cavolo hai da guardare, nerd», lo provoca l’altro. «Smettetela!». «Che ca..o vuoi da me? Non ti azzardare a reagire o a fare la spia, sennò te ne penti». E poi: «Quello è il nostro posto, i motorini ce li mettiamo solo noi», dicono i bulli a muso duro.

Ormai è una tecnica collaudata. I vigili urbani, nei loro appostamenti in borghese, l’hanno osservata molte volte. Dall’inizio di maggio, ma mai più nelle occasioni in cui è finita peggio, quando i ragazzi terribili sono passati all’azione. Le regole sono chiare: guai a ribellarsi, i ragazzi impacciati devono abbassare la cresta. E guai a chi sgarra, a chi fa la spia dopo esser stato vessato da uno della banda, sentirà sulla sua pelle chi è chi comanda. Marco l’hanno preso a inizio maggio, Gianluca pochi giorni fa, e pure Simone adesso ha paura. Pestati. I nomi di questa storia sono tutti inventati, la storia purtroppo no. Dopo gli episodi che a inizio mese avevano convinto gli agenti della Municipale a sorvegliare il Matteotti, i bulli hanno cambiato bersaglio, stanno colpendo in altri istituti superiori e in altri licei. Al comando di via Battisti, dopo l’arresto di uno dei violenti, sono arrivate altre chiamate e segnalazioni da parte dei presidi. E dalle indagini sta emergendo un quadro preoccupante.

C’è una banda di “ragazzi terribili” in città che organizza spedizioni punitive con l’unico scopo di picchiare i coetanei. Sono 10-15 ragazzi fra i 18 e i 20 anni, italiani e stranieri, ma tutti con lo stesso profilo. «Sono giovani residenti in città, o anche a Lucca o in provincia ma domiciliati qui. Ufficialmente iscritti in qualche istituto superiore, in realtà nulla facenti, ragazzi che mancano da scuola da aprile o addirittura da novembre, con pessimi rendimenti scolastici», rivela una fonte inquirente.

Spesso alle spalle hanno molti precedenti, una carriera criminale in erba maturata a suon di risse, furti, rapine quando erano ancora minorenni. Ma adesso sono cresciuti, e rischiano grosso.

Per ora nessuno è stato colto in flagrante. Ma grazie ai racconti delle vittime e alle testimonianze dei prof e dei dirigenti scolastici, i vigili stanno ricostruendo le mosse del branco. Le spedizioni punitive iniziano sempre allo stesso modo: «Un lancio di sassi, una leggera gragnola di pietre, per infastidire chi è finito nel mirino, e spingerlo ad attaccare briga. Dopodiché scattano le botte». Gli episodi più significativi per ora si sono concentrati proprio nella zona est della città.

A mettere in moto i vigili sono stati proprio alcuni allarmi lanciati dal Matteotti. Dalla scuola erano arrivati racconti di piccoli casi di prevaricazione e molestie, qualche volta nati a ricreazione oppure all’uscita, fuori dall’istituto. C’era un gruppo che spadroneggiava, minacciava e picchiava. Alla fine, dopo alcuni appostamenti in borghese, è stato fermato un diciottenne marocchino, Jaafar. Si è beccato sei mesi con la condizionale per resistenza. Non solo. Da allora i ragazzi aggrediti, di cui il branco si era approfittato quando erano stati sorpresi da soli, adesso hanno organizzato una controffensiva. Così l’alberghiero è diventato off limits per la banda. Che però ha cambiato obiettivi.

La violenza, le botte, le spedizioni non avrebbero nessuno scopo preciso. «No, non agiscono per estorcere denaro o rubare cellulari, ma solo per divertimento o noia», spiega la fonte. Dentro e fuori dal gruppo, la legge è uguale per tutti. Chi sbaglia viene punito. Gli “infamoni”, quelli che parlano con i prof, vengono prima avvertiti, intimoriti o denigrati, e alla fine vengono isolati e “ripassati”. E la scarica di botte è sempre anticipata dalla gragnola di sassi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa