Il Tirreno

Pisa

Quella maglia strappata

di Francesco Loi

Pisa-Juventus di trent’anni fa: la casacca di Berggreen entra nella storia

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PISA. Il paragone con una reliquia non suoni né esagerato, né blasfemo. Così è custodita da Davide Micheli, nella sua casa di Navacchio, quella maglia nerazzurra numero 7 che ha una sua unicità: è strappata su un fianco e la indossava l’attaccante danese Klaus Berggreen in un Pisa-Juventus esattamente di trent’anni fa. Quella maglia ha una storia particolare che andremo a raccontare, e ricordare, tra qualche riga.

L’esaltante coreografia messa in scena dai tifosi della Nord domenica, prima di Pisa-Pordenone, ne ha ribadito il significato per il popolo nerazzurro. Un simbolo assoluto. Riporta alle memoria la gloria del Pisa in serie A, racchiude lo spirito guerriero della squadra e, se lo juventino Manfredonia arrivò a tanto, sottolinea come quei giocatori fossero temuti persino dai grandi campioni.

Se quella maglia è ancora da queste parti e non in un cassetto in Danimarca si deve a Romeo Anconetani. Alla fine di quella partita, onorando una promessa, il presidentissimo si frappose all’amicizia tra i compagni di nazionale Klaus Berggreen e Michael Laudrup che già avevano concordato lo scambio di casacche. Romeo aveva già promesso la maglia alla madre di un giovane tifoso, appunto Davide Micheli, il cui padre, ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, era all’epoca responsabile del servizio d’ordine allo stadio. «Dal 1982 mia madre ed io eravamo titolari di due posti nella tribuna d’onore posizionati proprio vicini alla signora Anconetani e agli altri familiari», ha ricordato nel libro “Solo per la maglia. Cento anni di divise, cuore e passione” di Luca Salvadori e Marco Castellano (Felici).

«Mia madre - aggiunge Davide che ieri ci ha portato la maglia-cimelio in redazione - chiese a Romeo se poteva avere in regalo per me la maglia di Klaus. Romeo gliela promise senza esitazione: “Signora, a fine gara la maglia sarà sua”. Negli spogliatoi Laudrup chiese la maglia a Romeo, ma il nostro presidente, mantenendo fede alla promessa fatta, disse al giocatore danese: «Signor Laudrup, mi spiace, ma la maglia l’ho già promessa a una signora tifosissima del Pisa». Per una settimana, la famiglia Micheli di quella casacca non seppe niente. «Pensai che Anconetani se ne fosse dimenticato», racconta Davide. «Invece un giorno, un messo di Romeo si presentò in caserma con un pacco: dentro c’era la maglia, che nel frattempo il presidente aveva fatto lavare perché non era presentabile».

Impossibile prevedere, al momento della richiesta, che la maglia sarebbe diventata oggetto di culto calcistico. Lo strappo avvenne nel secondo tempo della partita. Era il 19 gennaio 1986, si giocava la terza giornata del girone di ritorno. Il Pisa (che alla fine della stagione retrocesse incredibilmente), galvanizzato dalle vittorie su Inter e Napoli, affrontò senza timori il confronto con la Juventus capolista. Al 24’ del primo tempo i nerazzurri riuscirono a sorprendere la difesa juventina e l’olandese Kieft, dopo aver saltato il portiere Tacconi, venne atterrato in area da Scirea: dal dischetto lo stesso attaccante trasformò il rigore. La Juventus trovò però il pareggio dopo solo tre minuti della ripresa, grazie ad un (dubbio) rigore concesso per fallo proprio di Berggreen su Cabrini, che Platini non sbagliò. Il Pisa non si fece demoralizzare e continuò a pressare la capolista, messa in difficoltà dalla carica dei nerazzurri. Tanto che, su un calcio d’angolo a favore del Pisa, il bianconero Manfredonia si aggrappò alla maglia di Berggreen squarciandola. Il danese si diresse verso l’arbitro D’Elia protestando con veemenza e mostrandogli la maglia, ma inutilmente. «Ho rivisto qualche anno fa Klaus - rivela Davide -. Mi ha detto: davvero ce l’hai te? Non sapevo proprio che fine avesse fatto quella maglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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