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Pisa

Il funzionario Inps confessa «Ma solo non ci sarei riuscito»

Il funzionario Inps confessa «Ma solo non ci sarei riuscito»

L’uomo accusato di aver sottratto un milione di euro all’Istituto resta ai domiciliari Nuovi sequestri: nelle case di due indagati spuntano ventimila euro in contanti

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PISA. Negare sarebbe stato impossibile. Quasi un affronto e la garanzia di una condanna netta, dura, senza sconti. «Ma da solo non ci sarei riuscito». Senza l’aiuto dei suoi complici, Antonino Finocchiaro non avrebbe saputo e potuto depredare le casse della direzione provinciale dell’Inps in appena otto mesi di generosi bonifici a falsi poveri e finti cassintegrati. Quindi sì, ha confermato il funzionario dell’Istituto di previdenza finito ai domiciliari con l’accusa di peculato di fronte al gip Giuseppe Laghezza, il suo sistema era quello disegnato dall’accusa: lui entrava nel sistema informatico direttamente con le sue credenziali, spingeva un tasto e distribuiva soldi senza posa per poi farseli restituire. In un’ora e mezzo di interrogatorio, ieri, dalle 13 alle 14.30, ha risposto alle domande del giudice facendo «ampie ammissioni», rivelano fonti inquirenti.

Una difesa giocata tutta sull’esistenza di una regia plurima. Se in otto mesi è riuscito a scavare un buco da 1 milione e 39mila euro nei conti pubblici, ha rivelato, lo ha fatto anche grazie alla collaborazione della sua rete di favoreggiatori. Il 58enne residente a San Giuliano Terme, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, ha «fornito dichiarazioni e spiegazioni sulla sua condotta», non senza aggiungere però che non avrebbe potuto niente se alcune delle 32 persone che la procura ha iscritto fra gli indagati per concorso in peculato non l’avessero aiutato a creare la rete di conti correnti e carte prepagate su cui spalmare il denaro.

Mattone su mattone, così, l’impianto accusatorio costruito dal pm Giovanni Porpora e dal procuratore capo Alessandro Crini e dalle indagini condotte dagli uomini del Nucleo investigativo dei carabinieri guidati da Michele Cataneo acquista solidità e nuovi elementi. Un atteggiamento di collaborazione, quello di Finocchiaro, che potrebbe convincere il giudice ad ammorbidire i domiciliari. Non è un caso che il legale del funzionario non abbia chiesto né una revoca né una modifica della misura cautelare e che il giudice gli abbia concesso di poter ricevere le visite dei parenti nella sua abitazione a Pontasserchio. Del resto il funzionario, anche volendo, non potrebbe tornare a distribuire assegni familiari o ammortizzatori a persone che non ne avevano diritto. Non è escluso poi che la strategia difensiva possa essere quella del patteggiamento. L’inchiesta ha già convinto l’Inps a sospenderlo dal servizio e ha già fatto scattare un’indagine parallela della Corte dei conti per danno erariale, ma soprattutto nei giorni scorsi ha segnato un nuovo salto di qualità. I carabinieri, durante le perquisizioni, in due abitazioni di due indagati a Navacchio e Cascina hanno trovato oltre 20mila euro e chiesto al gip che vengano classificati alla stregua di un sequestro preventivo. Quelle mazzette di denaro in contanti potrebbero essere la conferma dell’esistenza di una struttura organizzativa gerarchica anche fra i complici. Alla “rete” in fondo non distribuiva denaro in parti uguali, Finocchiaro. Secondo la ricostruzione aveva convinto i destinatari dei bonifici a aprire da 3 a 15 conti correnti e a dotarsi di carte PayPal con cui rigirare il grosso dei versamenti. I più dovevano assicuragli una percentuale variabile dall’80 al 90%, ma con altri il funzionario sarebbe stato più generoso, fino a dividere la torta con meno squilibrio.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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